Ho una cucina bianca, leggera. È una cucina comoda, che funziona bene sia quando cucino per due che per tante persone. Una giravolta e tutto è a portata di mano.

Eppure mi manca il tavolo della cucina.

Non c’era posto per il tavolo della cucina. Nemmeno i miei genitori hanno più il tavolo in cucina. È stato eliminato silenziosamente, come se fosse un cambiamento da niente, uno di quei mobili che, semplicemente non vanno più di moda. Eppure ho passato tutta l’infanzia al tavolo della cucina. Per giocare, per studiare. Per fare compagnia a mia madre mentre cucinava. Se c’era qualcosa d’importante da dire, era attorno a quel tavolo che veniva detto.

Certo, ho un tavolo dove mangiare è non è insolito che le chiacchiere più simpatiche le faccia lì, attorno al tavolo. Poi se ti sposti sul divano la conversazione cambia e ci vuole sempre un po’ per riprendere il filo. A volte ti sei così attardato al tavolo che passare sul divano diventa il preludio dei saluti.

Si potrebbe credere che il tavolo sia sparito per ragioni di spazio. Forse è così ma ogni volta che siamo attorno ad un tavolo torniamo persone attorno al fuoco: ci riscaldiamo del piacere della vicinanza. Condividiamo intimità e saggezza. Vediamo crescere i bambini attorno al tavolo. Ci vediamo diventare più grandi, forse più vecchi. È il luogo della condivisione, per questo non possiamo perdere il tavolo della cucina. La condivisione non può essere solo sui social. Abbiamo bisogno della condivisione che c’è nel mangiare insieme. A volte può sembrare un confine troppo stretto questo mangiare insieme. Oppure possiamo avere paura che non ci sia cibo per tutti: per questo mettiamo confini all’accoglienza.

Quello che so è che se il tavolo è troppo lungo è impossibile sentirsi.So che una casa senza il tavolo da pranzo, non è una casa. Dobbiamo averlo il tavolo della cucina e, soprattutto, non dobbiamo farci convincere che possiamo farne a meno per ragioni di spazio.

Se un giorno, in trattoria, vi capitasse di vedere un gruppo di giovani, seduti al tavolo accanto, che si sganascia dal ridere per battute che, onestamente, a voi non fanno nemmeno sorridere, non vi stupite: non stanno ridendo delle battute, ma di un’intera vita trascorsa insieme. Luciano De Crescenzo

Pratica di mindfulness: Praticare apri

© Nicoletta Cinotti 2019 Vulnerabili guerrieri: il coraggio nella pratica di mindfulness 27 – 29 settembre

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