Sono passati solo tre anni dalla pubblicazione della prima edizione italiana, curata da Paola Iaccarino Idelson, ma in questi tre anni molte cose sono accadute nella realtà italiana del Mindful Eating, come nel resto del mondo. Basti pensare che dal 2009 (data della pubblicazione della prima edizione americana) al 2018 sono stati pubblicati 345 articoli scientifici su riviste internazionali sull’argomento; altri 265 articoli sono apparsi soltanto negli ultimi tre anni. Siamo cambiati o stiamo cambiando: non è più un tabù parlare di yoga e meditazione negli ospedali, esistono delle serie televisive sulla meditazione e siamo più pronti a recepire questi stimoli.
Il nostro lungo e ripetuto lockdown ci ha reso più consapevoli della funzione di conforto che assume il cibo e più desiderosi di fare attenzione a quello che facciamo mentre stiamo mangiando, un’attività tutt’altro che secondaria per la nostra salute e per la nostra stessa vita.

La domanda che il libro può suscitare, soprattutto per chi approda al Mindful Eating dopo decenni di diete drastiche o punitive, è relativa all’invito ad abbandonare lo strumento dell’autocritica come parte integrante del nostro rapporto con il cibo. Una nutrizionista severa che abita dentro di noi e critica il 70% delle nostre scelte alimentari, perché mangiano troppo o troppo poco o male, trasformando così la relazione con il cibo in un misto di senso di colpa alternato a momenti di libidine incontrollata. «Ci vuole disciplina per essere uno spirito libero», dice Jan Chozen Bays, l’autrice del libro e l’ideatrice del fortunato programma di Mindful Eating. È vero: ci vuole disciplina per essere liberi e non rimanere vittime dei nostri impulsi che prima ci blandiscono e poi ci giudicano.
La gentilezza amorevole, la compassione verso i nostri comportamenti alimentari non significa lassismo, né indulgenza, né tantomeno una conseguente rassegnazione, dice Paola Iaccarino Idelson – che potete incontrare nelle sue proposte di Mindful Eating online – ma piuttosto offre un ascolto non giudicante.
È abbassando il volume delle nostre voci interne, quelle che ci criticano se mangiamo “qualcosa di troppo”, che possiamo accedere alla nostra saggezza interiore, alla nostra fame autentica che sa cosa, quanto e quando mangiare.

Il nostro corpo lo sa perché lo sente e non perché lo pensa. E la disciplina serve a essere pazienti nella pratica, ad avere fiducia che prima o poi anche noi sentiremo quella voce saggia del nostro corpo che ci dirà cosa fare momento dopo momento. Succederà che a volte la sentiremo a un volume alto e chiaro, altre volte il volume sarà basso, altre ancora non sentiremo niente. In questi casi, la disciplina ci servirà a continuare la nostra osservazione e la nostra pratica. Il libro, in questa edizione aggiornata offre anche una breve pratica guidata in più che va ad aggiungersi alle altre pratiche guidate. Questo fa del libro una vera e propria mise en place che parte dalla cura dello spazio esterno in cui mangiamo per arrivare, finalmente e davvero, a quello spazio interno in cui veniamo nutriti dal cibo e non sopraffatti.

Libro delizioso della collana di mindfulness di Enrico Damiani Editori, curato con la consueta capacità da Alessandra Mascaretti: bravi ancora una volta!

© Nicoletta Cinotti per la Rubrica “Addomesticare pensieri selvatici”

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