Un aspetto importante del Programma di Mindful Parenting ideato da Susan Bogels e Katleen Restifo dell’Università di Amsterdam, è una attenzione antropologica a tutti i ruoli familiari e a come si sono trasformati nel corso del tempo. È così che ho imparato cose che non sapevo sui ruoli familiari: dalle madri, alle nonne, grandi protagoniste dell’evoluzione e sopravvivenza della specie, ai papà.

Gli aspetti antropologici legati al ruolo paterno sono davvero molto interessanti e, in alcuni punti, sorprendenti. Tra i primati infatti, i padri non hanno alcuna responsabilità di cura nei confronti della prole e, considerando che evolutivamente sono stati i nostri progenitori, comprendiamo subito che la storia evolutiva del ruolo paterno parte da una posizione di scarso coinvolgimento diretto con i figli dopo la nascita. Con una considerazione rassicurante: in molte culture primitive il coinvolgimento paterno correla con una aumentata probabilità di sopravvivenza dei bambini.

Nella nostra cultura l’aspettativa di cura che abbiamo nei confronti del padre è sempre più paritetica rispetto alle madri. Ma cosa favorisce – o ha favorito – lo sviluppo del ruolo paterno se biologicamente sembrano esserci pochi precursori di questa abilità genitoriale? Detto in altre parole, quand’è che i padri hanno cominciato ad essere figure emotivamente coinvolte nell’educazione dei figli, oltre che essere una fonte di sostentamento materiale? E cosa ha aiutato e aiuta lo sviluppo di una sana relazione tra padri e figli/figlie?

Il coinvolgimento paterno

Nella nostra storia evolutiva il fatto che il coinvolgimento paterno aumenti la possibilità di sopravvivenza della prole non significa che i padri siano direttamente coinvolti nell’allevamento dei figli. Quello che gioca un ruolo centrale è la flessibilità materna nella ricerca di aiuto per l’allevamento dei piccoli di casa. Questa flessibilità include molti comportamenti di avvicinamento tesi a favorire la relazione con il padre. Comportamenti che vengono portati avanti fin dai primi momenti di gestazione. Questa attenzione al coinvolgimento nei confronti di altri membri del nucleo familiare, da parte della madre, ha la funzione di attivare un desiderio di prossimità fisica. Il vantaggio della flessibilità materna nella ricerca di aiuto può diventare però anche uno svantaggio: le donne, se non ottengono risposta positiva e/o soddisfacente, molto agevolmente si rivolgono ad altri sostituiti del ruolo paterno, lasciando in secondo piano il coinvolgimento dei papà. Le nonne e i nonni spesso diventano le altre figure di riferimento durante la crescita (ma di questo ti parlerò meglio la settimana prossima).

Quindi se l’aiuto che può provenire dal padre è più semplice perché più prossimo, c’è sempre la possibilità di trovare delle alternative grazie ad una spiccata adattabilità femminile nella ricerca di soluzioni. Soluzioni che possono inibire lo sviluppo del ruolo paterno riducendo la prossimità e l’intimità fisica tra padri e figli.

La ricerca di risorse per l’allevamento dei bambini è, oggi, un tratto ancora più centrale: la maggior parte delle donne lavora e ha interessi professionali che non intende mettere da parte e non solo per ragioni economiche. Inoltre, per quanto si inizi con buone intenzioni, l’instabilità matrimoniale non garantisce più un coinvolgimento equo di entrambi i genitori. Le donne moderne, come le loro antenate, hanno la stessa capacità di trovare soluzioni educative creative all’assenza di risorse dentro la famiglia. Quindi, se il coinvolgimento paterno è sempre più richiesto e desiderato, non sempre l’instabilità relazionale delle coppie favorisce un duraturo sviluppo della relazione con il padre.

Cosa favorisce il coinvolgimento paterno?

Il coinvolgimento paterno è favorito dalla prossimità, dalla vicinanza fisica, dal contatto, in maniera ancora più rilevante che per le madri. Più è intimo questo contatto e meno sono presenti i giochi rudi, quelli che comportano la lotta o sport aggressivi. La prossimità insegna ad essere intimi. Una intimità che cercano i genitori che condividono meno tempo con i loro figli, attraverso giochi più vigorosi. Barry Hewlett ha studiato gli Aka, una popolazione nomade che vive in Centro Africa, nella quale i padri passano molto tempo a stretto contatto con i loro figli. Anche le attività di caccia, centrali per il sostentamento di questa popolazione nomade, coinvolgono i bambini che condividono un  contatto fisico intenso e tenero con i loro padri. Il fatto di conoscerli intimamente rende la loro interazione più pacifica e intima.

Spesso i padri che non passano molto tempo con i figli scelgono modi bruschi di iniziare la comunicazione perché sono meno capaci di cogliere e comprendere la comunicazione e di aspettare il momento giusto per iniziare una interazione. Il momento critico di queste interazioni brusche è quello del rientro a casa quando entrambi hanno voglia di incontrarsi, dopo lunghe ore di separazione e dove gioca un ruolo centrale la sensibilità nel cogliere il momento e il modo per iniziare la comunicazione.

Un modo e un momento sbagliato possono trasformare il rientro a casa in un momento di tensione. Anche l’antropologa Sarah Hrdy sottolinea come la prossimità fisica permetta lo sviluppo di un legame più profondo tra padre e figlio/a e ipotizza che la variabilità del coinvolgimento paterno nella nostra storia sia proprio determinato da questo elemento.

Quali sono le nuove sfide dell’essere padre?

Nella nostra cultura il successo di un uomo e la qualità della vita della sua famiglia sono misurate in larga parte dagli aspetti economici. Nello stesso tempo è aumentata la richiesta di un coinvolgimento diretto nella cura dei figli e questi due elementi – impegno e successo professionale e cura del figli – possono risultare contraddittori tra di loro, mettendo i padri in una situazione sfidante.

Il secondo aspetto sfidante riguarda la loro esperienza di figli che spesso si scontra con un assenza del ruolo paterno nella loro crescita, visto che l’attenzione al coinvolgimento paterno è relativamente recente. Per questa ragione molti neo-genitori possono avere la sensazione di dover ricoprire un ruolo – quello paterno – rispetto al quale non possono dire di avere dei modelli di riferimento: sono la prima generazione a cui viene chiesto di essere coinvolti sia professionalmente che educativamente.

Da chi possono aver imparato a fare i genitori?

Mindful fathering: la mindfulness può aiutare?

Ogni genitore ha un’idea del genitore che vorrebbe essere e, in genere, il desiderio è quello di essere emotivamente presenti per i propri figli, riconoscendo l’importanza dell’impatto educativo. I padri che hanno avuto una buona relazione con la madre spesso fanno riferimento a questo modello di genitorialità costruendo, a volte, modalità di relazione che, nella pratica, sono più materne che paterne. Eppure sappiamo che non è fondamentale solo il calore e la vicinanza con la madre, ma lo è altrettanto quella con il padre per lo sviluppo di una modalità di attaccamento sicuro nei bambini..

I padri possono fornire – oltre a quel calore e intimità che offrono le madri – sostegno nelle sfide della socialità e aiuto nella gestione di emozioni come la rabbia e la paura. Diverse ricerche hanno dimostrato che i giochi fisici possono aiutare a sviluppare una maggiore resilienza rispetto alla competizione e preparare i bambini per affrontare l’impatto con il mondo esterno. Il ruolo paterno può essere centrale nell’aiutare i bambini ad affrontare le loro paure e a sviluppare una maggiore fiducia nelle proprie capacità. In una parola i padri possono essere fondamentali nell’inserimento del bambino nella socialità più allargata e nell’affrontare le difficoltà che può incontrare nell’aprirsi al mondo. A volte però, proprio per la mancanza di un modello di riferimento, i padri affettuosi finiscono per diventare una seconda versione materna, lasciando scoperti questi bisogni evolutivi nei figli.

Susan Bogels sottolinea come lo scopo evolutivo del ruolo paterno sia collegato allo sviluppo di abilità adatte a fronteggiare le sfide della vita quotidiana; è centrale nell’aiutare i bambini a sviluppare fiducia in sé stessi. Il messaggio che la ricerca offre, attraverso il lavoro di Susan Bogels e del Centro Clinico che dirige presso l’Università di Amsterdam, è chiaro: un padre può fare una grande differenza nello sviluppo dei figli.

La risposta a tre domande

Forse questo contributo sta tutto nella risposta a queste tre domande Che cosa avresti voluto o che cosa avresti avuto bisogno di ricevere da tuo padre?; Cosa ti ha dato tuo padre che per te è stato importante? e, soprattutto “Cosa desideri offrire ai tuoi figli?”. Se un padre risponde a queste tre domande può iniziare ad avere un’idea chiara non solo di quelle che sono le risorse a sua disposizione ma anche della direzione che vuole dare al suo intento educativo. Perché un padre può fare la differenza anche proprio nel segnare una discontinuità dalla esperienza passata.

Susan Bogels condurrà il Primo Training italiano in Mindful Parenting a Genova dal 20 al 25 Settembre 2019. Per info e iscrizioni nicoletta.cinotti@gmail.com

Proseguiremo questo percorso antropologico/psicologico sulla famiglia la prossima settimana con un articolo dedicato alle madri e alle nonne! Stay Tuned

Training Internazionale in Mindful Parenting con Susan Bögels

© Nicoletta Cinotti 2019

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