Come possono le modalità della Schema Therapy fornirci un aiuto pratico nella nostra quotidianità come genitori? È fondamentale capire che ogni volta in cui l’interazione con nostro figlio innesca in noi emozioni intense e abbiamo una reazione automatica di cui poi ci pentiamo, si tratta probabilmente o di una reazione di ‘attacco o fuga”, oppure
di una modalità maladattiva. Quando entrano in azione questi schemi, il primo passo da compiere è prenderci uno spazio di respiro e/o regalarci un momento di self- compassion.

Gli schemi influenzano come vediamo e sperimentiamo le relazioni, come ci comportiamo quando siamo in relazione e come scegliamo le relazioni. Secondo Young, ci sono schemi adattivi (utili/costruttivi) e maladattivi (tossici/auto-sabotanti). Gli schemi maladattivi spesso sono stati adattivi in determinati contesti del passato. Per esempio, lo schema “Se mi arrabbio, sarò rifiutato” può essere stato adattivo per un bambino cresciuto in un ambiente in cui la
rabbia veniva punita fisicamente. Quando, per fare un esempio, questa persona, ormai adulta, va a vivere con la persona che ama, lo schema può diventare maladattivo. Le proprietà adattive o maladattive degli schemi variano a seconda del contesto e della relazione.

Gli schemi tendono anche a essere autoperpetuanti. Li validiamo attraverso la percezione selettiva, l’interpretazione selettiva, la memoria selettiva, l’evitamento e la ripetizione. Per esempio, le persone con lo schema “Se mi arrabbio, sarò rifiutato” tenderanno a notare e ricordare le situazioni in cui la rabbia ha portato al rifiuto. Ricorderanno anche le situazioni in cui la rabbia ha portato al rifiuto meglio rispetto a quelle in cui ciò non è accaduto e interpreteranno le risposte neutre o ambigue alla rabbia come risposte di rifiuto.

Come genitori, possiamo tramandare gli schemi maladattivi della relazione con i nostri genitori nella relazione che abbiamo ora con i figli. Questi schemi maladattivi vengono innescati da determinati eventi. Lo schema ‘paura dell’abbandono’ di una mamma può, per esempio, essere innescato quando il figlio cerca di affermare la propria indipendenza e in un momento di rabbia urla “Voglio un’altra mamma!”.
Non sono sempre attivi però, quando vengono innescati, possono cambiare i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni. Young definisce il modo in cui pensiamo, ci sentiamo e agiamo in un dato momento una modalità. Kathleen Restifo e io 1 sosteniamo che quando i figli toccano alcuni“grilletti” emotivi dei genitori, questi scivolano automaticamente e inconsciamente in determinate modalità.

La rabbia è come un bebè che strilla, soffre e piange. Il bebè ha bisogno che la madre lo abbracci. Tu sei la madre e il tuo bebè e la rabbia. Nel momento in cui inizi a respirare consapevolmente, inspirando ed espirando, trovi la forza di una madre per abbracciare e cullare il suo bebè. Abbraccia la tua rabbia, inspirando ed espirando. È sufficiente. Il bebè sentirà subito sollievo… abbraccia la tua rabbia con grande tenerezza. La tua rabbia non è il nemico, è il tuo bebè.Thich Nhat Hanh

Questo brano è un’anteprima del libro di ©Susan Bögels “Mindful Parenting. Per costruire una relazione consapevole con i propri figli” di prossima pubblicazione per i tipi Enrico Damiani Editore. Il libro, di cui sono la curatrice sostiene il processo di formazione in Mindful Parenting che vedrà a giugno il prossimo Teacher training in Mindful Parenting in italia, Roma 5 – 10 Giugno. Stay Tuned!

© www.nicolettacinotti.net per la Rubrica “Addomesticare pensieri selvatici”

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