Misurare e misurarsi con la mindfulness

Il protocollo mindfulness ha portato, nel campo dei processi terapeutici, molte importanti novità. Una di queste è stata l’intuizione di strutturare un protocollo di somministrazione ben preciso in modo che fosse possibile validare i risultati ottenuti da diverse popolazioni di partecipanti.

Una intuizione geniale perché ha offerto, forse in maniera antesignana, la possibilità di valutare l’efficacia di un trattamento.

Ma come muoversi nella misurazione?

Misurare o misurarsi?

Quando parliamo di test possiamo scegliere la strada dell’autovalutazione – ossia somministriamo a noi stessi il test e poi valutiamo i risultati – oppure quella della somministrazione fatta da un tecnico.

I test che vi presento li utilizzo in autosomministrazione.

Vengono proposti – a chi è interessato – all’inizio del protocollo MBSR o MBCT e poi ripetiamo la somministrazione alla fine del protocollo per valutare se ci sono stati dei cambiamenti.

Il Kentucky Inventory

Il primo test che utilizzo è in genere il Kentucky_Inventory (pdf), ossia un elenco di competenze mindfulness che ci può dare un interessante quadro del punto di partenza all’inizio del protocollo. Spesso, dopo le otto settimane di protocollo è quello che offre un cambiamento più significativo.

L’idea base del test è che la capacità di essere mindful – ossia di essere presente alle esperienze della propria vita senza lasciarsi trascinare dagli impulsi e dalle reazioni emotive – sia una abilità innata che si realizza pienamente quando siamo in una sana condizione di autoregolazione. Lo stress o il prolungarsi di uno stato emotivo che supera la nostra finestra di tolleranza interrompe la nostra capacità di autoregolazione e produce così una perdita di presenza mentale.

La regolazione delle emozioni

Le emozioni intense e, in generale, la nostra modalità di regolazione emotiva, sono strettamente connessi alla possibilità di essere presenti a ciò che accade. Sviluppare adeguate modalità di regolazione emotiva è cruciale rispetto alla possibilità di essere in grado di far fronte correttamente alle inevitabili sfide e incertezze che la vita presenta.

Un questionario che è specifico sulla regolazione delle emozioni – e che è stato molto utilizzato nella ricerca su mindfulness e medicina corpo mente è l’ERQ (pdf). In questo caso, come possiamo osservare, il questionario ci permette di comprendere quanta regolazione cognitiva facciamo delle nostre emozioni e quanto ne siamo consapevoli.

La regolazione cognitiva delle emozioni è, infatti, un arma a doppio taglio. Se ci affidiamo troppo alla razionalizzazione finiamo, infatti, per alimentare quei processi di proliferazione mentale che sono caratteristici  della depressione.

Valutare gli elementi depressivi

Uno dei protocolli derivati dal protocollo MBSR, è il protocollo MBCT che ci permette di valutare la presenza di elementi depressivi al fine di prevenire le ricadute, così tipicamente presenti in questo disturbo.

Il MSES-R (pdf) offre un ottima valutazione iniziale della presenza di elementi depressivi e può facilmente essere utilizzato come questionario ad inizio e a fine protocollo MBCT. Molto utile anche la Lista dei Pensieri automatici (pdf) che sono pensieri che nascondono emozioni legate agli aspetti depressivi

Uno degli elementi tipici che accompagnano la depressione è la perdita di compassione nei confronti di se stessi. il paziente depresso può agire – in modo totalmente distaccato – comportamenti che hanno effetti negativi sulla qualità della propria vita. In questo senso il SELF_COMPASSION_IT,(pdf) offre uno strumento semplice ed efficace per riportare attenzione e consapevolezza su questo tema.

La consapevolezza corporea

La capacità di essere consapevoli del proprio corpo, senza che questo faccia emergere elementi ipocondriaci, è centrale in tutta la pratica mindfulness. Quello che avviene tipicamente, infatti, è la tendenza a ridurre la sensibilità della percezione corporea e a rispondere invece, in maniera eccessiva, quando una sensazione corporea appare nel campo percettivo.

Riportare ad una capacità di “sentire il corpo” senza farsene spaventare, è un percorso che passa attraverso la consapevolezza in condizioni di immobilità – la pratica del Body Scan – e la consapevolezza del corpo in movimento – Standing Yoga, Lying Yoga, Mindful Bioenergetics e Meditazione Camminata.

Il Body Awareness Questionnaire può essere un valido aiuto iniziale per aiutare la consapevolezza di qual è la conoscenza del proprio corpo e delle proprie reazioni fisiche.

© Nicoletta Cinotti 2014

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