fare o essereTutti noi funzioniamo su due registri: uno è quello che ci spinge ad essere attivi, a produrre piccoli o grandi risultati, a fare programmi e strategie per realizzarli. Quando siamo impegnati a fare restringiamo la nostra consapevolezza, all’obiettivo che ci siamo dati e ai passi necessari per conseguirlo.

L’altro registro è la modalità dell’essere, il piacere e il senso della nostra presenza nel mondo, che viene alimentato dagli aspetti contemplativi e creativi della nostra personalità.

Se non abbiamo un equilibrio tra questi due registri, diventiamo schiavi dei nostri pensieri e schiavi del nostro attivismo. E, a lungo andare, padroni impotenti di un servo improduttivo e riottoso: la nostra mente e la nostra stessa vita.

E’ per questo che la consapevolezza del respiro, con la sua assoluta semplicità, è così importante: ci permette di ri-sintonizzarci con la nostra modalità dell’essere ed è così breve – 15 minuti – che non ci sono ragioni reali per non farla.

Ci insegna a stare con noi nudi e crudi, così come siamo. E questa è la base per le altre, bellissime, meditazioni. Se evitiamo questa base, evitiamo di incontrarci davvero. E stiamo in un fare che sembra un essere.

L’eccessivo aumento delle prestazioni porta all’infarto dell’anima. Byung-Chul Han, La società della stanchezza

Pratica del giorno: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2014 Mindfulness e bioenergetica

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