Essere consapevoli del corpo può sembrare la cosa più semplice del mondo. Poi iniziamo a praticare mindfulness e scopriamo che le cose non stanno proprio così. Se stiamo fermi non lo sentiamo, se camminiamo siamo distratti da molte sensazioni, se siamo in piedi o a terra e facciamo movimento mindful possiamo accorgerci di colori, contrazioni e zone collassate che non sapevamo nemmeno lontanamente di avere.

C’è un modo per aiutarci ad entrare in contatto con il corpo? C’è qualcosa che può permetterci di considerarlo qualcosa in più dello strumento necessario per vivere? O di una attraente espressione della nostra personalità? La risposta è facile: ovviamente sì. i mezzi per realizzarlo però non sono così scontati.

Iniziamo con la gentilezza

L’inizio richiede gentilezza. Non stiamo allenando il corpo per una performance. Ci mettiamo nella condizione di ascoltarlo. Per questa ragione partire con movimenti semplici e lenti può essere la cosa migliore. La vera domanda però è quanto riusciamo a stare attenti mentre ci muoviamo e quanto riusciamo a tenere l’attenzione sul corpo senza entrare in una modalità di controllo. Basta stare attenti? No però può essere il primo di quattro passi:

  • incoraggiarci alla lentezza, un aspetto necessario se vogliamo essere in grado di tenere l’attenzione sul corpo
  • sviluppare una consapevolezza non giudicante nei confronti delle sensazioni – piacevoli, spiacevoli e neutre – che possono emergere
  • accettare la qualità di sforzo che può accompagnarsi al movimento
  • tutto questo sostiene e incoraggia la capacità di tenere l’attenzione sul corpo

Distinguere tra consapevolezza corporea e rilassamento

Tendenzialmente quando iniziamo a portare l’attenzione al corpo il commento delle persone è orientato a valutare se è stato possibile rilassarsi. Questo è un pregiudizio abbastanza forte e nasce dall’idea che essere rilassati sia uno stato mentale migliore che essere consapevoli della tensione. Dal punto di vista della pratica di mindfulness non è così. Sforzarsi per rilassarsi è paradossale. A volte portare l’attenzione al corpo può condurre al rilassamento ma non è scontato né indispensabile. Diventare consapevoli di una tensione è il primo passo per iniziare a prendersene cura. Le ragioni per cui è importane la consapevolezza corporea sono molteplici (e prescindono dal rilassamento):

  • la consapevolezza corporea è un evento in continuo cambiamento che ci ancora al momento presente;
  • le sensazioni fisiche sono porte d’ingresso per riconoscere le sensazioni emotive;
  • le sensazioni fisiche accompagnano i processi di pensiero e, a volte, attivano pensieri ripetitivi;
  • la consapevolezza corporea riduce l’eccessiva identificazione con gli stati mentali negativi;
  • ci permette di apprezzare il fatto che il nostro corpo continua a funzionare, nonostante il nostro modo stressante di vivere;
  • ci permette di incontrare in modo delicato quello che tendiamo ad evitare emotivamente.

La tensione oscura i dettagli dell’esperienza

Sono poche le persone che sanno fare una passeggiata. È un’attività che richiede resistenza, abbigliamento comodo, scarpe vecchie, uno sguardo alla natura, buon umore, curiositàbuoni silenzi, buone parole e nient’altro. La cosa più difficile è nient’altro. Ralph Waldo Emerson

Evitare di sentire il corpo ha una ragione primariamente pratica: evitare di sentire le emozioni. Tutto sommato è più accettabile avere una tensione alle spalle che sentire la rabbia. Avere un vuoto allo stomaco che sentire la paura. Per questa ragione limitiamo progressivamente la lunghezza del nostro respiro: nella speranza di ridurre la sensibilità del corpo. In effetti funziona ma ha un costo alto perché la tensione cronica oscura la possibilità di percepire i dettagli dell’esperienza e ci fa attivare degli schemi di comportamento automatici e a bassa consapevolezza. Reagiamo alla nostra vita anziché rispondere con sensibilità e perdiamo il sapore, il senso, a volte anche il gusto della vita stessa. Sviluppare consapevolezza corporea non è imparare qualcosa di nuovo: è rispolverare qualcosa di vecchio che abbiamo dimenticato. Riportarlo alla luce però richiede pratica. Pratica della percezione del corpo da fermo e in movimento. Per strano che possa sembrare percepire il corpo in movimento è difficile. Tendiamo a sentire gli effetti del movimento ma non a sentire il corpo.

Ricordi quando hai imparato ad andare in bicicletta? Ricordi quando hai imparato a sciare, a suonare uno strumento, a pescare? Non c’era solo la tecnica ma c’era il dialogo tra il tuo corpo e i movimenti che sono necessari per padroneggiare la nuova abilità. Potresti provare a muoverti per pochi minuti al giorno come se dovessi imparare di nuovo a farlo?

Passare dalle parole al corpo e dal corpo alle parole

Quando è nata la psicoterapia era definita una talking cure, la cura attraverso le parole. Oggi la definirei un dialogo tra corpo e parola dove l’aspetto più difficile è proprio sincronizzare la mente – espressa verbalmente – e il corpo, sentito percettivamente. Non è necessario fare esercizio fisico per lasciar parlare il corpo però è necessario dargli spazio. Siamo in grado di dargli spazio? Siamo in grado di aspettare che le parole nascano dal corpo? Siamo in grado di permettere alle parole di tornare al corpo?

Portare la consapevolezza al corpo è più facile se iniziamo da qualcosa che è già presente. Per esempio un gesto abituale a cui associare la “temperatura psicologica”. Cosa vuol dire? Qual è la disposizione di base, il nostro umore, quando iniziamo a muoverci? Siamo stanchi o irritati? Siamo disponibili al movimento o svogliati? Abbiamo paura di farci male o di sentire? Rispondere a queste domande sposta l’attenzione dall’obiettivo all’intenzione per cui ci muoviamo. Anche le persone più attente al corpo spesso si muovono con una logica di performance. Per questo amo la bioenergetica: niente performance, nessuna posizione specifica da raggiungere. Solo l’intenzione di sentire. Abbassare il livello prestazionale e alzare la consapevolezza dell’intenzione aiuta a considerare il corpo in modo non strumentale. Non è una macchina proprio come la nostra mente non è un computer. La parola esercizio può trarci in inganno: muoversi non è un compito. È una necessità, un’esperienza, un bisogno.

Semplificare

Come possiamo ritornare al corpo senza entrare nella prestazione? Io ho provato a semplificare. Partiamo dai piedi, da come stiamo in piedi. In fondo camminare è stata una delle prime conquiste. Per farlo abbiamo dovuto mettere in equilibrio il bacino sulle nostre gambe e poi accettare che il nostro movimento non è in linea retta ma è in uno spazio. Protendersi è la conquista successiva che richiede di rimanere radicati e di aprirsi verso l’esterno, l’altro, gli altri, il mondo. Protendersi richiede di aprire il cuore: movimento complesso sotto tutti i punti di vista. Un movimento che ci fa perdere l’equilibrio continuamente: sarà per questo che preferiamo un cuore difeso? Quando lo facciamo ci accorgiamo che le braccia e le spalle non sono accessori. Sono aspetti che permettono il contatto, la tenerezza ma anche la difesa e l’aggressione. Poi arriva la cima: il delicato equilibrio della testa sul collo. L’appoggio del cranio sull’Atlante, la prima vertebra cervicale, una staffa che sostiene la nostra testa con la collaborazione dei muscoli del collo. Infine il viso che esprime le emozioni e l’equilibrio tra il nostro essere radicati a terra e protesi verso il cielo. Questo è il percorso concreto del ciclo delle 10 classi d’esercizi bioenergetici. Perché ho voluto accompagnarle con lo yoga? Perchè quando abbiamo acquisito consapevolezza e capacità espressiva, quando abbiamo restituito voce al corpo e corpo alle parole allora abbiamo bisogno di sentirci padroni del movimento, capaci di flessibilità e forza. Capaci di perdere l’equilibrio perchè questa è la vera strada per ritrovarlo.

Quando abbiamo iniziato a camminare abbiamo accettato di cadere. Molte volte. Senza per questo smettere di imparare a camminare. Se desideriamo rispolverare la nostra consapevolezza corporea abbiamo bisogno di imparare a tornare principianti, a perdere l’equilibrio per ritrovarlo.

Scarica il pdf di accompagnamento “Svegliare_il_corpo” ( 2016 pdf)

© Nicoletta Cinotti 2021

10 classi di yoga e bioenergetica

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