Nel 1979, durante un ritiro Trungpa Rinpoche impartì 9 insegnamenti, nove diversi metodi per pacificare la mente. Diede a questi metodi dei nomi divertenti che chiariscono l’idea su come procedere. Li raccoglie Pema Chodron nel suo libro “Senza via di scampo”. L’idea di fondo era quella di trovare il proprio equilibrio tra i due estremi dell’eccessivo rigore e dell’eccessiva rilassatezza. Ne riporto un breve estratto.

Per prima cosa non dovete vedere questi nove metodi come una sequenza lineare. Non si tratta di una specie di scala dall’uno al nove, ma solo di nove diversi suggerimenti, nove consigli utili per far dimorare la mente nel proprio stato naturale e impedirle di oscillare da un estremo all’altro. Anzi si potrebbe dire che hanno lo scopo di farci scoprire qual è lo stato naturale della mente. Cos’è l’equilibrio? Cos’è l’equanimità? Per scoprirlo abbiamo bisogno di osservare cosa è troppo stretto per noi e cosa invece è troppo largo. Piuttosto che rimanere nel mezzo dobbiamo semplicemente prendere atto di quali sono i due estremi. In tal modo ognuno troverà la propria via di mezzo.

1°metodo. Far riposare la mente: anche se attorno ci sono rumori, colori, altre persone, quando sediamo limitiamo la consapevolezza all’espirazione. Forse limitare non è la parole giusta. Diciamo che dedichiamo la maggior parte dell’attenzione, della consapevolezza, all’espirazione. Perchè quando iniziamo a meditare stiamo semplificando la nostra consapevolezza. In questo modo possiamo raggiungere una certa concentrazione e mantenerla per tutta la durata della meditazione.

2°metodo. Rimanere a riposo: è un incoraggiamento a prolungare la sensazione di completa unità con il respiro. Può capitare che questa sensazione sia fugace e in tal caso il riposo non è profondo, Altre volte però è possibile prolungare la percezione dell’aria mentre esce, e l’esperienza di essere completamente con il respiro. Per rimanere a riposo basta non essere portati via da ogni distrazione.

3° metodo. Riposare come un bambino: assumere un atteggiamento semplice e un po’ infantile nei confronti della pratica, piuttosto che elaborare concetti ed elucubrazioni mentali. Quando la mente divaga meglio non fare ragionamenti e tornare semplicemente al respiro.

4°metodo. Riposare completamente significa lasciare che la mente si stabilizzi nel riposo. I pensieri sono come pulci che si posano sul naso e saltano via, altre volte come elefanti che si siedono sopra di noi. Gli insegnamenti ci esortano ad osservare anche i pensieri più sfuggenti.

5 metodo. Fare amicizia con la mente ossia avere un atteggiamento amichevole nei confronti dei pensieri. La meditazione non preferisce i pensieri pulce o quelli elefante, o viceversa: la pratica è semplicemente osservare quello che c’è.

6° metodo. Pacificare significa accettare che della pratica fanno parte i momenti di sconforto e scoraggiamento: pacificare vuol dire sapere che è normale.

7° metodo. Pacificare completamente ossia incontrare gli ostacoli legati all’aggressività, all’attaccamento e all’ignoranza e trattarli con leggerezza. Trattare l’aggressività con l’attenzione all’espirazione, l’attaccamento con la consapevolezza del corpo e della postura, e l’ignoranza che si esprime come sonnolenza o illusione con la spaziosità della nostra consapevolezza.

8° metodo. Concentrazione univoca che significa che si può essere completamente presenti e ricominciare infinite volte e questo vale sia nella pratica formale che informale. Vale quando siamo distratti, vale quando trascinati via dai pensieri.

9° metodo. Riposare serenamente o assorbimento che non significa tagliare via tutto il resto ma significa sviluppare un rapporto totalmente onesto e generoso di amicizia con se stessi.

Come i cigni nuotano nel lago e gli avvoltoi volteggiano sull’ossario, così lasciate che la mente dimori nel suo stato naturale.

© www.nicolettacinotti.net Addomesticare pensieri selvatici

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