Sperimentiamo tanti tipi di mancanza. La mancanza di tempo, la mancanza di spazio, la mancanza di attenzione. E poi ci sono le mancanze concrete, tangibili, come la mancanza di una persona cara o la mancanza della salute. La nostra mente è un rilevatore di mancanze: in questo modo ci attiviamo per trovare. Così siamo stati abituati da millenni ad essere estremamente sensibili a ciò che non abbiamo – che sia tangile e concreto o intangibile ed emotivo. Siamo passati dall’epoca preistorica all’epoca ansiolitica. Perché la mancanza deve, necessariamente, attivare un leggero stato di ansia: altrimenti non c’è l’impulso all’azione di ricerca.

Ansia e depressione diventano così sottilmente collegati. L’attivazione dell’ansia produce una risposta nei circuiti cerebrali di ricerca. Se la ricerca non va a buon fine questi circuiti iniziano a segnalare la carenza che diventa soggettivamente percepita come mancanza e umore depresso. Quindi l’effetto a medio e lungo termine della nostra sensibilità alla mancanza è quella di attivare un regime di ansia e depressione per convincerci a cercare ancora e a cercare meglio e a impegnarsi di più.

In poco tempo il gioco è fatto e la nostra mente di povertà vede solo quello che manca e riduce progressivamente la soddisfazione per quello che c’è. Perché, ovviamente, la soddisfazione è pericolosa: potrebbe farci fermare la ricerca.

Così, in termine tecnico ma efficace, la nostra mente di povertà è quella che ci rende estremamente sensibili a quello che non abbiamo (detto, fatto, comprato, posseduto) e relativamente insensibili al piacere di quello che abbiamo (detto, fatto, comprato, posseduto). Non c’è soluzione con la mente di povertà: non è mai contenta. L’unica soluzione è paradossale: iniziare a provare gratitudine per quello che abbiamo e fare una lista. Una lista di rinunce. Di cose che non riteniamo importanti, che rinunciamo ad avere. Invece che scrivere la fantomatica lista delle cose da fare, passiamo alla lista delle cose che rinunciamo ad avere perché non le riteniamo importanti, perché non ne abbiamo davvero bisogno, perché nutrono la nostra eterna insoddisfazione. Se la facciamo ci accorgiamo che, stranamente, questa paradossale lista di rinunce non ci fa sentire più poveri ma più ricchi. Non ci fa sentire più esclusi ma più inclusi. Non entriamo nel regno dei cieli a cavallo ma su un’asina. Nessun red carpet, solo un open heart.

Per essere grandi bisogna prima di tutto saper essere piccoli. Papa Francesco

Pratica informale del giorno: Una lista delle cose per le quali sono grato. Una lista delle cose delle quali posso fare a meno per alleggerire il cuore. Fai prima la lista della gratitudine: la rinuncia provoca vertigine

© Nicoletta Cinotti 2019 Il protocollo MBSR: Maggio 2019

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