L’atteggiamento più comune è quello di pensare che tutto debba andare secondo i propri piani. Esattamente qui sta il problema. Perché, guarda caso, “i miei piani”, “I nostri piani” quasi mai coincidono con i piani degli altri, del mondo. O, se coincidono, prima o poi accade qualcosa che scompiglia tutto e rimette tutto in gioco, cambiando le regole e il film mentale che ci eravamo fatti. Ecco che Gotama seduto di fronte a noi, con la sua tazza di the, ci guarda ancora una volta e ripete “presta attenzione, guarda davvero”. Consapevolezza. Parola tanto abusata anche dai buddisti, il cui significato sta tutto lì. Nell’imparare a comprendere le cose della vita per ciò che sono e abbracciarle. Imparando a rispondere alle situazioni, non a reagire.

Non abboccare all’amo sarebbe il suo consiglio. Il problema nasce nel momento in cui iniziamo a pensare in termini di “io/noi”, “voi/loro”. Ad identificarci con i punti di vista, con il nostro vissuto. Spesso nei ritiri di meditazione si sente dire: “Imparate a lasciar andare”. Lasciar andare le esperienze, i ricordi, i vissuti e tutto il bagaglio che ci portiamo dietro. E anche in questo caso facile a dirsi. Anche molto accattivante come proposta. Certo, ho litigato con un amico, oppure mi è successa questa o quella cosa, basta lasciarsi tutto dietro le spalle e il gioco è fatto. Ci crediamo per qualche istante eppoi iniziamo a chiederci: “Certo, bello. Ma come faccio a lasciar andare? E cosa dovrei lasciar andare di preciso?” È davvero possibile lasciar andare la persona che siamo? È davvero possibile liberarci della vita che abbiamo vissuto? È davvero possibile uscire da una situazione che non ha via d’uscita, come nel caso di una malattia incurabile? Gotama non era così incauto o superficiale da suggerire una teoria della rimozione o un metodo per il training autogeno. Perchè per quanto si possa ingannare la nostra mente, prima o poi sempre lì ti riporta. Se oggi siamo ciò che siamo, nel bene o nel male, è per la vita che abbiamo vissuto.(…)

Cosa possiamo lasciar andare? Di cosa possiamo alleggerirci? Dove sta il trucco? Non si tratta di un gioco di prestigio e il Buddha non era un incantatore. Gotama lo aveva insegnato e la “Seconda Nobile Verità” lo dice chiaramente: se continui ad attaccarti a ciò che ritieni consolidato senza cambiare i tuoi schemi reattivi abituali finirai per soffrire. Perché sarà la vita stessa a presentarti il conto e a scompaginare le carte in tavole. (…) Quindi cambia il modo di vivere ciò che accade e smettila di soffrire. In questo senso è possibile lasciar andare. Che non vuol dire semplicemente liberarsi dall’attaccamento ma riconoscerlo e non cadere nella sua trappola.

© Stefano Davide Bettera. “Felice come un Buddha

Vieni a parlarne con l’autore, insieme a Laura Guglielmi e Raffaele Mastrolonardo a Genova il 22 Marzo alle 17, Spazio Margherita, Museo di Sant’Agostino. Iscriviti su Eventbrite

©www.nicolettacinotti.net Rubrica “Addomesticare pensieri selvatici”

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