Fermarsi per porre la domanda “Di che cosa ho bisogno come genitore…e come individuo?” è il primo passo verso l’auto-compassione nella quotidianità dell’esser genitori. Come posso prendermi cura di me (fisicamente, mentalmente, emotivamente, relazionalmente, spiritualmente?).
In che modo mi prendo già cura di me (come individuo e come genitore?). Ci sono nuove modalità con cui posso farlo?

Di quali cure ho bisogno per sentirmi supportato dagli altri in quanto genitore (dai miei bambini, dal mio partner o ex-partner, da altre figure di riferimento, dalla scuola, dai genitori, dagli amici, etc.) [ricorda che non sempre otteniamo le cure che vorremmo, la cosa importante è capire cosa si vuole ed essere in grado di esprimerlo chiaramente, anche se potresti non riceverlo mai].

In che modo si prendono già cura di me (come individuo e come genitore)? Ci sono nuove modalità con cui vorrei si prendessero cura di me?

Accettazione e limiti

I sentimenti, non importa quando intensi, possono essere accettati incondizionatamente. Validare le emozioni dei nostri bambini li aiuta a diventarne consapevoli e ad accettarli. Proprio come stiamo imparando ad accettare le nostre emozioni, possiamo anche dare il benvenuto, permettere a quelli dei nostri figli di esserci. Accettiamo le emozioni, tuttavia non dobbiamo accettare tutti i comportamenti nati dalla reazione a queste emozioni.
Come genitori è importante diventare consapevoli dei propri limiti, regole e valori e che questi siano chiari ai nostri figli. Diventare consapevoli dei propri limiti, in particolare nei momenti in cui ti sembra di averli fatti superare ai tuoi figli, può essere fatto usando il corpo come barometro per capire quando qualcosa è andato oltre. Potrebbe essere un comportamento particolare o un insieme di comportamenti che ti hanno fatto sentire a disagio. Sei stato chiaro a tal riguardo con i tuoi figli? Puoi portare una consapevolezza creativa alla situazione, per aiutare il tuo bambino a rispettare le tue regole ed i tuoi limiti? Ad esempio, durante un momento di calma, potrebbe essere utile guardare con tuo figlio le regole di casa.

Dopo aver avuto un bambino ho realizzato che tutto l’amore sperimentato nel passato – in particolare con i miei partner – era egoista. Pensavo costantemente “Cosa ci guadagno in questa relazione?” Se le mie aspettative non venivano soddisfatte qualsiasi buon sentimento evaporava. Mia figlia mi ha portato all’inferno e mi ha riportato indietro, ma non c’è niente che possa fare per farmi smettere di amarla. Madre citata da Napthali (2003) in Buddhism for Mothers

Le funzioni dei limiti

Tieni a mente che mettere dei limiti ha due funzioni: fornisce ai bambini una struttura e permette ai genitori di prendersi cura dei propri bisogni, elemento essenziale per potersi prendere cura degli altri. Ricorda la saggezza delle hostess e degli stewart: prima mettiti la maschera per l’ossigeno, poi mettila al tuo bambino. Se non ti prendi cura di te stesso come puoi sperare di farlo per qualcun altro? Se ad esempio metti un orario per la nanna, non solo gli dai una struttura per dargli il sonno necessario, ma ti dai anche del tempo per prenderti cura di te, stando ad esempio col tuo partner, con amici, o semplicemente rilassandoti.
Talvolta le tue esperienze infantili posso rendere difficile mettere dei limiti. Ad esempio, se abbiamo sperimentato abusi o trascuratezza nella crescita, potremmo sentirci a disagio nel mettere qualsiasi tipo di limite, per quanto appropriato, perché potremmo preoccuparci di essere troppo severi. Potremmo sentirci in colpa o andare in difficoltà nel ricevere la rabbia dei nostri bambini. Se ci sono state difficoltà nella nostra crescita potremmo ritrovarci a passarle ai nostri bambini anziché mettere limiti adatti. Potremmo ripetere in automatico le regole limitanti che i nostri genitori hanno usato con noi per mancanza di consapevolezza.
La nostra situazione del momento o lo stress può renderci difficile mettere limiti. Se stiamo attraversando una crisi personale, un divorzio, potremmo sentirci in colpa a dare dei no, o potremmo sentire di dover dare ai nostri figli ogni possibile attenzione per recuperare.

Quando abbiamo un bambino riscopriamo le emozioni grezze della nostra infanzia. Proviamo intenso amore, odio non diluito e rabbia, ansia estrema e paura, e possiamo volare da un estremo all’altro. Figes e Zimmerman (1998), Life after Birth: What Even Your Friends Won’t Tell You About Motherhood

Come rispondono ai limiti i bambini?

Il modo con cui alcuni bambini rispondono ai limiti, può rendere questa pratica particolarmente difficile per certi genitori. Certi bambini potrebbero andare nel panico quando le loro routine vengono interrotte. Altri potrebbero sentirsi minacciati o diventare fisicamente aggressivi. Un esempio è un bimbo che trattiene il respiro, un adolescente che minaccia di lasciar la casa, di rompere qualcosa, di ferire un genitore, un fratello o sé stesso.
Prendersi un momento per essere consapevoli può aiutarci a restare calmi e valutare meglio la situazione. Talvolta quello che il nostro bambino o figlio adolescente sta facendo è molto doloroso, ma realmente non porta alcuna minaccia per sé stesso o per altri. Potresti decidere di lasciare che tuo figlio trattenga il respiro, che l’adolescente faccia l’uragano in casa, solo se realizzi che in realtà non c’è reale pericolo. In situazioni in cui il bambino o l’adolescente si comporta aggressivamente, fuori controllo, fare una pausa consapevole è essenziale per valutare concretamente la situazione oltre che garantire la sicurezza.

Mettere distanza

La mamma di un ragazzino autistico ha raccontato di come avesse rotto la porta della sua stanza quando gli era stato chiesto di staccare un videogioco. Questa madre era convinta che il suo limite fosse corretto e sentiva fosse importante imporlo malgrado la reazione. Si assicurò che lei e gli altri figli fossero lontano, in modo che fossero sicuri. Se un bambino minaccia fisicamente è importante sentirsi al sicuro.
La figlia di un’altra mamma arrivò molto vicino per urlarle in faccia. La madre, sentendosi spaventata, non riuscì a mettere un limite fino a che non si accorse di poter camminare e mettere distanza.
Se ti ritrovi ad avere una di queste difficoltà o altre non menzionate qui, il primo passo è essere consapevoli dello stress, notarlo nel corpo ed esserci presenti. Nota se puoi portare compassione a te stesso per la difficoltà che stai sperimentando, riconoscendo che altri genitori prima di te si sono trovati in una situazione del genere. Datti un momento per essere consapevole delle sensazioni nel corpo, delle emozioni, dei pensieri, senza dover reagire immediatamente.
Vedi se puoi aprirti alla sorgente di saggezza interna: di cosa ho bisogno in questo momento? Di cosa ha bisogno il mio bambino? Che cosa direi al mio migliore amico in un momento del genere? Riconosci, infine, che non devi essere perfetto per crescere tuo figlio, va bene anche non sapere cosa fare.

© Susan Bogels con la traduzione di Niccolò Gorgoni e Daniela Rosadini

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