È appena nata una sorellina alla bambina di cui vi sto parlando. Ha due anni e poco più. È con i nonni mentre sta facendo una videochiamata ai genitori per vedere la nuova arrivata. Sono tutti felici e sorridenti quando lei, con fare deciso afferma: “Qui non c’è niente da ridere!” suscitando, comprensibilmente, l’ilarità di tutti i presenti e anche di tutti quelli a cui la storia è stata raccontata.

Ovviamente ha ragione lei: l’arrivo di una sorellina cambierà per sempre la sua vita, il suo ruolo in famiglia e comporterà la perdita o la suddivisione di parecchi benefici, quindi perché ridere? È assolutamente una faccenda seria! Solo perché tutti erano sintonizzati sulla felicità potevano dimenticare di vedere le cose dal suo punto di vista e dimenticarsi di sintonizzarsi con la sua prospettiva: forse è la prima volta che le succede ma non sarà l’ultima. Ad un certo punto per tutti noi arriva la consapevolezza che non siamo soli e che questo comporta parecchi cambiamenti e complessità. È una risorsa in più ma anche un problema in più, inutile negarlo.

Quando parliamo di emozioni siamo sempre di fronte ad un dilemma: Ci sono emozioni buone ed emozioni cattive? Vanno sempre bene o dovremmo correggere le nostre emozioni trattenendoci dal provarle? La gelosia va bene o non dovremmo provarla? Quanta cura verrà data alla sua gelosia e alla sua protesta e quanto rinforzo verrà dato al fatto che “dovrebbe essere contenta” di aver avuto una sorellina? Credo che la risposta sarà diversa per ciascuno di noi ma una cosa è certa: tutte le volte che rispondiamo interiormente ad una emozione che proviamo dicendoci che “non dovremmo provarla” stiamo ri-attualizzando un aspetto di controllo della nostra parte bambina. Ogni volta che ci parliamo interiormente rimproverando il fatto che abbiamo una certa emozione, un certo sentimento che consideriamo negativo mettiamo il silenziatore ad una parte di noi. I bambini non lo fanno: quello che ha detto la bambina della storia era vero ed è stato espresso con il tono adeguato al suo sentimento perché – come sappiamo – i bambini dicono sempre la verità. Così ogni volta che inizi un pensiero dicendoti “non dovrei…” oppure “devo…” sposta l’attenzione a quello che senti davvero. Piuttosto che rimproverarti, ascoltati: vedrai che non casca il mondo se ti dai il diritto di provare quello che provi: la scelta sta sempre nel modo con cui agire e non in come sentire. Ogni volta che ti parli in questo modo, ti sottrai la libertà di sentire.

Pratica del giorno: Centering meditation

© Nicoletta Cinotti 2020 Reparenting ourselves

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