“Non sono stata amata” mi diceva ieri una bella donna. Una donna intelligente, piena di risorse, creativa e generosa. Quando gliel’ho sentito dire non ho potuto fare a meno di avere un brivido di incredulità. Com’è possibile che una persona così amabile non sia stata amata? Eppure, ascoltandola, ho capito che la sua sensazione di non amore non era una vernice superficiale ma qualcosa che le ha lasciato un segno profondo. Il passaggio successivo – in queste situazioni – è il più doloroso e nefasto. Pensare che sia colpa sua se non è stata amata e, in maniera compensativa, dare troppo al fine di ricevere amore.

Molte donne entrano in questo circolo vizioso: pensare che se danno di più verranno amate di più. Ma l’amore è davvero un’emozione senza ragioni. Possiamo amare qualcuno che ci tratta male e non amare qualcuno che ci adora. È un sentimento non in vendita, non comprabile e non acquistabile. Ha in sé una qualità di grazia e di generosità che va al di là di qualunque sostituto.

Il problema è che quando una donna comincia ad essere troppo generosa e troppo inconsapevole del suo valore può mettersi in relazioni nelle quali viene emotivamente sfruttata. A volte sfruttata anche economicamente. Molte delle vittime di femminicidio sono donne indipendenti economicamente, a volte più solide del loro omicida. Sono donne che sono state possedute anziché amate e sono tante, anche senza arrivare a quell’estremo. Veniamo allevate ad essere dispensatrici. Se non lo facciamo temiamo la morsa del senso di colpa.

Molte donne sono fraintese: abituate a dare senza considerazione di sé stesse e dei loro bisogni. Tutto quello che fanno come atto di amore non è mai abbastanza e non è mai visto come espressione di amore genuino ma quasi come un obbligo. È così che in molte relazioni – anche le più intime come quelle con un figlio – si può finire nell’ingratitudine e nella rabbia feroce quando si vuole smettere di dare insensatamente. La generosità eccessiva produce dipendenza e non amore. Chiudere una relazione di dipendenza può generare reazioni violente e inaspettate. Molte donne muoiono in quel momento.

Quando hanno finalmente capito che sono state troppo generose, che hanno dato troppo insensatamente. Nel momento in cui, finalmente, vogliono andarsene, rischiano tutto quello che hanno. Diventano, improvvisamente, cattive agli occhi di chi fino a quel momento non le ha apprezzate. Una donna che vuole farsi rispettare non è cattiva: finalmente è nata.

Insegnaci a aver cura e a non curare
Insegnaci a starcene quieti. Thomas Stearns Eliot, Il mercoledì delle ceneri

Pratica di mindfulness: Famiglie Interiori

© Nicoletta Cinotti 2020 Giornata contro la violenza sulle donne

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