Il nutrimento – che sia cibo o che sia un nutrimento di altra natura – offre un piacere. Ci rilassa, a volte ci solleva. Altre ci rallegra. Sentirmi ben nutrita diventa, almeno per me, sinonimo di essere amata e amabile. Dev’essere per questo che è così facile barattare il nutrimento con la gratificazione. Ad uno sguardo superficiale sono molto simili. Rilassano, a volte blandiscono, altre volte confortano. Tra nutrimento e gratificazione c’è però una profonda differenza. La gratificazione può facilmente farci andare oltre i nostri limiti. Il nutrimento no. Quando la nostra intenzione è quella di nutrirci il limite appare ed è un limite interiore, profondo, che nasce dalla sensazione di appagamento.

Invece la gratificazione può essere tranquillamente un modo per varcare i nostri limiti. Per blandirci, per convincerci ad andare un passo oltre a quello che sarebbe l’appagamento, un passo oltre a quello che sarebbe il luogo del riposo. La ragione sta nella differenza tra bisogni e desideri. Il bisogno di nutrimento è un bisogno vitale, necessario alla sopravvivenza. Un bisogno viscerale che non si riferisce solo al cibo. A volte abbiamo bisogno di nutrirci di bellezza, altre volte d’amore. Altre ancora di solitudine, una forma di nutrimento che non possiamo dimenticare. La gratificazione nasce invece dal desiderio e i desideri possono essere infiniti perché se il bisogno nasce dal corpo, il desiderio nasce dalla mente e in particolare dalla mente di povertà. Una mente che può avere tutto ma sentirsi ancora privata di quello che le manca. Un bisogno soddisfatto conduce alla sazietà, un desiderio soddisfatto offre un conforto ma non una vera consolazione.

Una mia amica comprava vestiti bellissimi che lasciava poi nell’armadio. Non le interessava metterli ma averli. Altri comprano libri che non leggeranno mai. Eppure nel momento in cui li comprano si sentono meglio perché gratificano la sete di conoscenza. Si offrono un’opportunità. Forse non coglieranno mai davvero quell’opportunità ma sanno di averla lì, sullo scaffale o nel Kindle.Lei, dopo qualche anno di stazionamento dei vestiti nel suo armadio li regalava. A volte senza averli mai davvero indossati. Aveva bisogno o desiderio di tanta bellezza? La risposta stava dentro di lei. A volte aveva così tanto bisogno di sentirsi amata e amabile che non poteva fare a meno di regalarsi quello che avrebbe voluto le venisse regalato: ammirazione e amore.

Così quando torno a casa la sera mi domando sempre di quale nutrimento ho bisogno perché so che la stanchezza mi fa propendere verso la gratificazione. Una gratificazione che mi blandisce e riduce il rispetto di me. Quando mi nutro scopro qual è davvero la mia fame e raramente è solo una fame di cibo.

La mia biblioteca, composta da migliaia di volumi che mi sono proposto di leggere, cresce dieci volte più in fretta di quanto io possa leggere. Ho tentato di dilatarla fino a farne una specie di universo in cui trovare tutto. Ma questo universo cresce in una misura che dà le vertigini. Non vuole placarsi, e io ne sento la crescita sulla mia pelle. Ogni volume che vi aggiungo scatena una piccola catastrofe cosmica, e un po’ di quiete subentra solo quando in apparenza quel volume trova il suo posto e provvisoriamente scompare. Elias Canetti, La rapidità dello spirito

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del corpo

© Nicoletta Cinotti Il protocollo MBSR edizione online

 

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