Forse ti chiederai cosa unisce due autori così diversi per età e cultura di appartenenza. Ocean Vuong è di origini vietnamite naturalizzato americano. È un trentenne che porta dentro di sé la storia della guerra nel Vietnam e la storia del trauma vissuto dalla nonna e dalla madre e, infine, per migrazione trans-generazionale da lui. Una storia che racconta nel libro “Brevemente risplendiamo sulla terra“, magnificamente tradotto da Claudia Durastanti. Maria Grazia Calandrone, nome notissimo per chi ama la poesia, è romana d’adozione e racconta la sua storia in un altro libro in cui ritroviamo la parola splendere, Splendi come vita.

Sono due romanzi autobiografici in cui la bellezza delle parole taglia e risplende aprendo la memoria di chi legge come un singulto. Per qualche misteriosa ragione parlano la stessa lingua o una lingua che proviene dallo stesso luogo. Tomas Tranströmer, poeta e premio Nobel svedese a chi gli chiedeva se pensava che le sue poesie fossero state correttamente tradotte,  rispose che non è importante la correttezza della traduzione della singola parola. La poesia, disse, è sempre una traduzione. L’importante è il luogo da cui quelle parole provengono. L’importante è che autore e traduttore parlino da quello stesso luogo. Maria Grazia Calandrone e Ocean Vuong parlano dallo stesso luogo, la stessa lingua e arrivano dritti nel mio stesso luogo e, suppongo, anche nel tuo stesso luogo.

Da Ocean Vuong

Dicono che se vuoi qualcosa così tanto, alla fine trasformerai quella cosa in un dio. Ma se l’unica cosa che avessi voluto per me, Ma’, era la mia vita? E così penso di nuovo alla bellezza, a come alcune cose diventano prede perché le abbiamo condannate a essere belle. Se in confronto alla storia del nostro pianeta la vita di una singola persona è brevissima, è solo un battito di ciglia, come si dice spesso, allora essere bellissimi, risplendere magari dal primo giorno della propria vita a quello in cui si morirà, significa risplendere solo per un attimo. Come in questo momento, quando il sole sta per levarsi, basso dietro gli olmi, e io non riesco a stabilire la differenza tra un tramonto e un’alba. Brevemente risplendiamo sulla terra

da Maria Grazia Calandrone

Sono figlia di Lucia, bruna Mamma biologica, suicida nelle acque del Tevere quando io avevo otto mesi e lei appariva da ventinove anni nel teatro umano. Sono figlia di Consolazione, bionda Madre elettiva, da me fragorosamente delusa. Non sembrano premesse favorevoli a scagionarsi dalla constatazione d’essere vivi. Ma la vita ci ignora, ignora soprattutto i pregiudizi e l’ovvio. Tutto cicatrizza, a nostra insaputa. Le ferite si aprono e si chiudono come valve nel fondo del mare della dimenticanza, gli episodi sommersi lampeggiano, mentre la nostra superficie agisce, compra una giacca di velluto liscio color granata, fa benzina. Mentre scendiamo dall’autobus con le buste della spesa il mare, sotto, muove la sua misura gigantesca, manovra le sue leve nell’olio azzurro del Tempo. E noi, in alto, splendiamo. Splendi come vita

In teoria questa è la poesia del giorno, ovvero quando la narrativa è poesia che raccoglie cocci rotti e gli restituisce la loro vita

© Nicoletta Cinotti

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