Siamo abituati a pensare alla nostra vita come ad un viaggio, un percorso con una direzione, una meta (la fine è nota) fatta di tanti e diversi panorami. Per questo viaggio cerchiamo una mappa che spesso è fatta dalla relazione con le persone che amiamo. I nostri punti di riferimento non sono luoghi su una cartina geografica ma amori, rapporti, amici con i quali condividiamo tratti più o meno lunghi del nostro percorso. A volte incontri brevissimi ed intensi. A volte lunghi tratti di strada fatti insieme.
Potremmo immaginare queste relazioni come le stelle nel cielo notturno. Il grande carro è la mia famiglia. Orione gli amici. Le stelle sparse che illuminano la notte le tante persone che ho incontrato. Andromeda la mia amica lontana. Ognuno brilla della luce che l’affetto reciproco ha costruito. E più abbiamo amato più il nostro cielo è luminoso. In questo manto nessuna stella scompare perchè tutte hanno illuminato il nostro percorso.
Nelle notte stellate è questo che accade quando guardo il cielo. Ogni stella è un nome. E lo spazio tra una stella e l’altra restituisce ad ognuna la dignità del cammino, della propria posizione, del proprio essere unica nel cielo.
In questo senso siamo tutti naviganti che cercano la Stella Polare per orientarsi, proprio come facevano gli antichi marinai. Niente stella polare, niente navigazione. È così che è nata la parola de-siderium. Vuol dire assenza di stelle. Quell’assenza di stelle significava che il ritorno a casa era rimandato: si doveva aspettare la stella polare per poter proseguire la navigazione.
Credo che nasca da qui il senso del desiderio come mancanza. Desidero qualcosa perchè mi manca: c’è un vuoto, un’assenza che, mi sembra, impedisce di realizzare la mia vita. Io preferisco pensare al desiderio come espressione dell’intenzione di tornare a casa. Alle nostre qualità originarie. Non credo al desiderio che nasce dal senso della mancanza. Al desiderio che esprime un vuoto da colmare.
Credo al desiderio che riporta a casa nel senso di restituirci la nostra anima intera.
Non vorrei desiderare di riempire i vuoti. Vorrei desiderare di esprimere, sentire, declinare – con gentilezza e precisione – la presenza. Come sarebbe strano un cielo in cui tutte le stelle sono vicine, senza spazio tra di loro
Quando rimango nella logica della mancanza, nella tigre assenza, mi costringo e costringo ad un fare incessante, senza sazietà. Realizzato un desiderio ne seguirà subito un altro e un altro ancora.
Se cerco invece la stella polare per tornare a casa, ogni respiro è arrivare. Ogni passo è la meta. Ogni casa è la mia casa.
Quando gli dei vogliono punirci, avverano i nostri desideri. Karen Blixen
Pratica del giorno: La classe del mattino
© Nicoletta Cinotti 2017 Verso una accettazione radicale Foto di ©Novella Regalini
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