Quando sono stanca o stressata da qualche evento particolarmente carico emotivamente faccio un piccolo gesto ripetuto: aggiungo qualcosa. Può essere qualcosa in più nel carrello del supermercato. Oppure qualcosa in più nell’agenda: aggiungo un nuovo impegno, una nuova responsabilità. Ho messo anni ad accorgermi di questa abitudine: aggiungere anziché sottrarre. Proprio nel momento in cui avrei bisogno di riposo, carico ancora un po’ il peso che devo portare.

A volte lo faccio in modo comico: sono in ritardo, mi aspetta una giornata piena ma mi ricordo che non ho dato l’acqua alle piante. Freno, torno indietro, apro il rubinetto come se fosse un’operazione di salvataggio urgentissima. Verso metà acqua sul pavimento e metà nel vaso. E accelero come i personaggi dei cartoni animati. Sembro Olivia, la moglie di Braccio di ferro: gesticolo le mie lunghe braccia magre come pale rotanti. Ho cercato di capire come mai facevo questa cosa così contro-intuitiva: un rompicapo comprendere davvero. Però, come in un giallo, ho trovato qualche indizio.

  • Quando siamo stressati siamo anche un po’ a corto di serotonina e quindi soffriamo della stessa inversione del desiderio che abbiamo nella depressione. La mancanza di serotonina infatti fa sì che ci sia uno squilibrio del desiderio: desideriamo quello che ci fa male, anziché quello che ci fa bene. È per questo che le persone mangiano il cibo che dovrebbero evitare, evitano l’attività fisica che dovrebbero fare. Questo è il primo indizio.
  • Secondo indizio: aggiungiamo per combattere un senso di inadeguatezza. Anziché arrenderci e dire “non ce la posso fare”, facciamo i giocolieri e mettiamo ancora una palla in gioco.
  • Il terzo indizio lo chiamo l’effetto discoteca. L’effetto discoteca fa sì che se senti tanta musica pensi subito che lì si stiano divertendo moltissimo. La musica attira. Dietro casa mia ci sono stati dei festeggiamenti. Sentivi una musica forte e ti immaginavi una piazza piena di gente. Poi arrivavi ed era quasi la solita piazza. L’effetto discoteca è che, nel mucchio, qualcosa andrà bene.

E poi, se sottrai, senti il silenzio. E in quel silenzio il cuore ti parla. 

E finalmente, in quel silenzio, in quella sottrazione, strappata all’abitudine di aggiungere, c’è spazio per me.

Il silenzio è essenziale. Abbiamo bisogno di silenzio

tanto quanto abbiamo bisogno di aria,

tanto quanto le piante hanno bisogno di luce.

Se la nostra mente è affollata di parole e pensieri,

non c’è spazio per noi. Thich Nhat Hanh

Pratica di Mindfulness: Addolcire, confortarsi, aprire

© Nicoletta Cinotti 2018 La cura del silenzio

Foto di © Miinhas Coiisinhas

 

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