Abbiamo paura dei temporali o dell’aereo, dei cani o delle malattie. Abbiamo paura di iniziare una relazione nuova o di finire una relazione vecchia. La paura è un sentimento che si insinua silenzioso nelle nostre giornate. Non ci rende felici ma ci rende difesi. E non sempre essere difesi vuol dire essere al sicuro: molto di quello che facciamo per metterci al sicuro è solo una forma, malcelata, di paura. E, più che sicurezza, ci offre chiusura

Come al solito le emozioni non sono né buone né cattive: sono informazioni importanti su come stiamo al mondo ma, come dice Alexander Lowen, c’è una paura che davvero non dovremmo avere: è la paura di vivere. Non perché stiamo facendo qualcosa di pericoloso o di sbagliato ma perché la nostra vitalità spontanea ci spaventa. E, allora, la teniamo a bada nel più paradossale dei modi: trasformando la nostra vita in una lista continua di compiti, di cose da fare. Eliminiamo, controlliamo, riduciamo lo spazio spontaneo che ci permette di essere vivi, accorciamo le nostre liste dell’essere, e ci aggrappiamo alle cose da fare come se fossero la nostra salvezza.

Eppure ogni volta che torniamo in contatto con una sensazione repressa è come se tornassimo più giovani e felici, perché attenuiamo la tensione che reprime la sensazione: la respirazione diventa più profonda e piena. Non è il sollievo che abbiamo quando finiamo un compito e alleggeriamo, per un attimo, la nostra agenda. È la gioia di essere presenti. Essere è lo stato di vita del corpo. Più il corpo è vivo e più ci chiede di essere e non solo di fare. La potenzialità dell’essere è limitata da tutte le nostre tensioni croniche, che trattengono i nostri movimenti, diminuiscono il nostro respiro, bloccano la nostra espressività. Se abbiamo paura di vivere possiamo mascherare questa paura intensificando il fare perché, quello spazio vuoto del tempo libero, ci sembra solo il luogo in cui affiorano le nostre paure. Il luogo in cui occhieggia la nostra infelicità. Questa cura – il fare – è peggio però della malattia che vuole guarire. Abbiamo bisogno di vivere per vincere la paura di vivere.

Abbiamo bisogno di andare oltre la paura di vivere tornando alla ricchezza dei nostri spazi vuoti, quelli in cui non abbiamo niente da fare, solo da stare.

C’è un aspetto dell’antitesi tra essere e fare che necessità di riflessione. Se abbiamo paura di essere, di vivere, possiamo mascherare questa paura intensificando il nostro fare. Più siamo occupati, meno tempo abbiamo disponibile per sentire, essere e vivere. E possiamo ingannare noi stessi credendo che il fare sia essere e vivere. Possiamo valutare la nostra vita sulla base di quello che facciamo piuttosto che sulla base della ricchezza e della pienezza della nostra esperienza. Alexander Lowen

Pratica del giorno: Mindful Bionenergetics

© Nicoletta Cinotti 2019 Il protocollo MBSR Edizione inverno 2020

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