La gratitudine, è essa stessa il paradiso”
“Gratitude, it’s the Even itself”
Rumi

Guru Purnima, è il cuore di tutte le cerimonie in India, in cui si celebrano i Maestri o Guru. Maestro è tutto o tutti coloro che conducono a Dio, o meglio che aiutano nel cammino verso la Compassione e l’Amore. Anche elementi della natura quali gli alberi vengono celebrati come Guru, poiché di tutta la fatica di crescere da un piccolo seme ne traggono frutti da condividere, che verranno donati agli animali e agli uomini. E’ la festa di tutti coloro che riconoscono di essere su questo cammino e di chi, consapevolmente o meno, ci ha liberato da qualche fardello, facendoci intravvedere possibilità nuove di stare, di riconoscersi umani e ha risvegliato in noi, scintille di consapevolezza.

Io devo molto ai miei Maestri, sono tanti e non tutti sanno di esserlo o sono riconosciuti come tali, sono le persone che mi hanno toccato il cuore, anche solo per un attimo hanno incrociato il mio cammino e fatto un po’ di luce.

Ho con me un maestro speciale, l’ho cresciuto nella pancia per circa 10 mesi, ha toccato le corde più profonde di me, navigato nelle mie viscere, probabilmente non sempre accoglienti, ed ora mi chiede di essere presente sempre, di aiutarlo davvero a crescere, capirlo, contenerlo, nutrirlo…non un compito facile, diventare mamma un po’ ogni giorno, rimanere donna, moglie, amica, sorella e a mia volta figlia…celebro il mio maestro e la sua purezza, la sua fiducia incondizionata che mi spiazza e celebro chi con me condivide la strada ogni giorno, per le parole dette sapientemente, i silenzi e l’Amore.

Questo bimbo porta il nome di Shiva, il padre dello Yoga, perché se sono la persona che sono oggi lo devo anche a questa pratica, che mi insegna il corpo e le mie radici e che insegno con la gioia e la fiducia di contagiare e poter toccare il cuore di qualcuno.

Onorare i maestri è anche praticare l’umiltà; la consapevolezza di non doversi occupare di ogni cosa, ma di poter chiedere sostegno; praticare la fiducia e saper tornare a sé; non cercare risposte preconfezionate, ma ascoltare e ascoltarsi; onorare il proprio essere maestro per qualcuno; imparare a vedere quali qualità vogliamo nella nostra vita; e nella pratica è lasciare che il corpo dedichi il suo muoversi e fluire con il respiro, dedicare la propria pratica è andare in profondità non per il gusto di entrare in una posizione, ma perché quell’asana è parte di una preghiera, un ringraziamento, del dire” ci sono” e “sono qui per te”.

Non lasciamo che le cose belle ci rimangano tra le dita, ma apriamo le mani e offriamo i frutti della pratica, non occorrono prediche o sermoni, sarà il nostro sguardo, camminare, respirare, ridere, accogliere, cercare, stare, essere, amare, …a spargerne i semi!

“La gentilezza nelle parole crea confidenza; la gentilezza nel pensiero crea profondità; la gentilezza nel dare crea amore.” –

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