Ci sono parole difficili che prima o poi incontriamo. Sono parole che aprono uno scenario interiore e ci fanno inciampare, arrestano la nostra camminata baldanzosa perché non possiamo passare oltre senza preoccuparcene.

In più sono parole legate all’amore perchè se amiamo prima o poi incontreremo la necessità di perdonare o di perdonarsi. Mi dispiace ma la frase che circola “amare vuo, dire non dover mai chiedere perdono” è come pensare che se si è geni si può fare a meno di studiare, se si è in forma si può fare a meno di fare attività fisica e così via. Sono gli slogan che alimentano le nostre credenze perfezionistiche e che prima o poi tornano indietro come boomerang.

Insomma amare ci espone e più ci esponiamo più possiamo sentir male o fare male senza volerlo. A questo aggiungiamo il dolore che può arrivare casualmente da un collega, un vicino di casa, un passante distratto. Siamo occupati tutto il giorno a perdonare e lasciar andare. Quello del perdono è un muscolo sempre attivo e ci accorgiamo di quanto lavora solo quando dobbiamo superare un peso superiore al solito o superiore alle nostre forze.

In quel momento ci rendiamo conto di quanto sia difficile quella piccola azione quotidiana che ci consente di navigare nelle acque complesse della relazione. In quel momento l’invito al perdono diventa un atto che richiede tutta la nostra intenzionalità e qualche altro ingrediente.

Intanto possiamo perdonare a cose fatte: quando siamo nel mezzo della tempesta è difficile attivare subito il perdono perché siamo troppo coinvolti dal dolore. Abbiamo bisogno di vedere cosa è rimasto dopo la tempesta per iniziare il processo del perdono che è un percorso che richiede tempo. A volte pochissimo tempo, a volte tantissimo tempo perché man mano che lasciamo andare e ripariamo la ferita e la relazione possiamo diventare consapevoli di strati più profondi e antichi. Infine il perdono chiede la verità: possiamo perdonare se sentiamo che non ci sono inganni di mezzo perchè il perdono nasce dalla fiducia. La fiducia che, per quante difficoltà possono esserci state c’è ancora qualcosa che può crescere e germogliare. L’opposto del perdono è rimanere aggrappati al dolore e, soprattutto, rimanere scoraggiati. Perché il perdono un po’ di coraggio lo richiede, sia in chi perdona che in chi viene perdonato: il coraggio delle cose così come sono, della vita così com’è.

Forse, alla fine, la cosa più saggia che possiamo fare è considerare che è meglio coltivare ogni giorno la nostra intenzione di perdono: prima o poi ci verrà utile

L’intenzione del perdono

Perdonami perché qualche volta ti farò male e io ti perdonerò perché qualche volta mi farai male. Non lascerò che il dolore diventi un baratro ma costruiremo insieme un ponte per attraversarlo. I miei mattoni saranno diversi dai tuoi perché io sono diversa da te ma giorno dopo giorno costruiremo ponti per perdonarci ogni volta che causeremo dolore. Mi ricorderò che dentro alla rabbia sta un sentimento tenero e un bisogno che voglio proteggere. Saprò impedirti di essere un aggressore, saprò proteggermi senza perderti. Saprò quando rimanere e quando andare via. Saprò quando la distanza è necessaria e quando è una punizione. Quando il silenzio è un muro e quando è un abbraccio. Saprò parlare quando tacere apre una voragine e ti chiedo di fare altrettanto.da Amore, mindfulness e relazioni

Pratica di mindfulness: La meditazione del fiume

© Nicoletta Cinotti 2022 Amore, mindfulness e relazioni

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