Parto. Ho il letto pieno di vestiti ripiegati e ancora nessuna valigia. A dire la verità ho una valigia sempre pronta perchè mi sposto spesso per piccoli viaggi, ma non basta per oggi. Devo prendere qualcosa di più grande. Come al solito mi sono chiesta se dire che avrei sospeso per un po’ i post. Me lo chiedo almeno due volte l’anno, per le vacanze. In genere se rimango in Italia o in Europa continuo a scrivere. La verità è che mi è difficile interrompere e poi mi sembra di parlare con qualcuno, ogni giorno. E smettere di scrivere i post è come chiudere la conversazione. Lo so che non è necessaria e che tutti possono tranquillamente farne a meno ma l’idea di praticare ogni mattina con qualcuno con cui ho condiviso i pensieri della mattina o i resti dei pensieri della sera prima mi è caro. Quindi scrivo prima di tutto per me, si potrebbe dire che è un piccolo atto egoistico.

Parto con poche cose (si fa per dire) ma non riesco a separarmi da questa conversazione silenziosa e mattutina. Ho imparato dalla pratica che il nostro senso di identità è ben al di là dei confini della nostra pelle. È collettivo e si arricchisce di tutti gli scambi della nostra vita. Così scrivendo mi ricordo di mischiare le carte dell’identità, di allargare la sfera personale e di sentire che coscienza individuale e collettiva sono unite. Che quello che capita agli altri forma il mio umore. Che questo mondo in cui mi muovo da formica ha una bellezza che splende in ogni momento. Thich Nhat Hanh dice che nel silenzio – nel silenzio interno – possiamo udire cinque suoni. Il primo suono è il Suono splendido, il suono della natura. Il secondo suono è il Suono dell’ascolto, perché, in effetti, ascoltare con attenzione ha un suono che  fa da sfondo ai suoni che udiamo, il terzo suono è quello che ha creato il mondo. Se sei uno scienziato puoi pensare che il Big Bang sia stato un suono. Oppure credere che, in principio fu il verbo, sia un suono. Il quarto suono è la voce della saggezza che spazza il dubbio dalla mente. E il quinto suono è quello del cambiamento. Stamattina sento questo – il suono del cambiamento – come se facesse da sottofondo alla partenza ma anche ad altri cambiamenti che intravedo all’orizzonte e che ancora non distinguo. Il suono del cambiamento risuona sempre dentro come un fremito. Forse di trepidazione. Forse è il suono della vulnerabilità perchè cambiamo sempre a partire dalle nostre parti tenere. Quelle forti hanno troppa corteccia. È per questo che amare è complicato: le persone che amiamo sono parti vulnerabili di noi in giro per il mondo

Andrò in un posto isolato, in quota, dove ascoltare il Suono splendido. E ogni mattina (ci sarà la connessione come mi hanno detto? Mah) ascoltando il suono splendido saprò che lo puoi sentire anche tu perchè non è necessario andare lontani per sentirlo: basta fare silenzio.

Quando sei riuscito a calmare tutto il rumore dentro di te, quando sei riuscito a instaurare dentro di te il silenzio, un silenzio tonante, cominci a udire il più profondo tipo di richiamo proveniente da dentro di te. Il tuo cuore ti sta chiamando. Il tuo cuore sta cercando di dirti qualcosa ma non sei ancora riuscito a sentirlo perchè la tua mente è piena di rumore. Sei stato perennemente distratto, giorno e notte. Thich Nhat Hanh

Pratica di mindfulness: I suoni del silenzio

© Nicoletta Cinotti 2018 La cura del silenzio. Short edition

Photo by Randolph Domingo on Unsplash

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