Non è difficile ritrovarsi a passare da un estremo all’altro. Se siamo molto reattivi non è strano passare alla sopportazione. Oppure, viceversa, passare improvvisamente dalla sopportazione all’esplosione. Confusi e umiliati dalla nostra stessa rabbia e, segretamente, anche convinti di aver avuto le nostre ragioni. Spesso l’atteggiamento di sopportazione si accompagna a quello della rassegnazione e sono un fraintendimento che si crea quando parliamo della possibilità di rispondere e non reagire. Passiamo da un estremo all’altro per scoprire poi che questi estremi si toccano e che producono un danno nelle nostre relazioni. Sopportare può sembrare una versione non reattiva dell’accettazione ma quello che sopportiamo non viene lasciato andare. È il tentativo di diventare bravi, essere buoni, di aderire ad un modello ideale di comportamento, nella speranza di ottenere quello che vogliamo passando dalla strada opposta. Ma quello che sopportiamo va a formare una sorta di accumulo pesante sul cuore che prima o poi ci porta, per questioni di sopravvivenza, ad una reazione di dimensioni ingigantite dal tempo di sopportazione.

A volte potremmo fare una equazione tra quanto abbiamo sopportato e quanto intensa può diventare la nostra esplosione emotiva. Sopportiamo nella speranza che succeda qualcosa, nella speranza che l’altro cambi. Sopportiamo perché vogliamo evitare il conflitto ma dietro alla nostra sopportazione sta una mancanza di fiducia nella possibilità di un dialogo costruttivo. E, soprattutto, sta nascosta la segreta sensazione che noi sappiamo già come andrà a finire. Sappiamo che, in fondo, non siamo davvero convinti che ci sia una vera alternativa, che una mediazione sia possibile e che questa mediazione possa diventare una strada condivisa. Questo passare da un estremo all’altro rivela quanto ci sentiamo in trappola, impotenti, senza una vera via d’uscita. E l’estremo non è mai una via d’uscita: è la porta d’ingresso del nostro Inferno personale, quello in cui ci sembra che tutto sia sempre uguale. Anche Dante descrive l’inferno così: un luogo dove sei condannato a rimanere per sempre di fronte ai tuoi demoni, ai tuoi vizi, senza possibilità di cambiamento. Sopportare è quello che descrive meglio il colore della ripetizione senza speranza di un girone (infernale)

La via di mezzo ci aspetta: è quella in cui lasciamo andare le nostre convinzioni su come andrà a finire e portiamo la nostra attenzione sull’unico – forse piccolo – elemento di novità della situazione. La via di mezzo è quella che ci permette di usare l’energia dello scontro come spinta per andare, insieme, nella stessa direzione, come succede nell’aikido quando l’avversario non è immobilizzato, non è affrontato ma trasformato in alleato.

I nostri demoni, le nostre ripetizioni, i nostri vizi possono essere alleati del nostro cambiamento: basta prendere la loro energia e usarla per andare avanti, anziché per reagire, sempre nello stesso modo, convinti di aver già trovato la soluzione migliore, la risposta migliore.

Dimentica l’illuminazione.
Siediti ovunque tu sia
E ascolta il canto del vento nelle tue vene.
Senti l’amore, il desiderio e la paura nelle tue ossa.
Apri il tuo cuore a chi sei, adesso,
Non chi vorresti essere.
Non il santo che stai cercando di diventare. John Welwood

Pratica di mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti 2018 Amore e passione tra mindfulness e bioenergetica

Photo by Jonas Mendes on Unsplash

 

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