AprirsiCi troviamo a pensare alle nostre difficoltà come ad elementi che diminuiscano il nostro valore.

Come dice Alda Merini, “anche la malattia ha un senso, una dismisura, un passo, anche la malattia è matrice di vita.”

Se ci rivolgiamo alle nostre difficoltà con questo atteggiamento, non abbiamo bisogno di spostare la nostra attenzione ad un momento futuro – quello in cui saremo guariti o migliori – ma possiamo, semplicemente, appoggiarci al presente, dimorare e cogliere dove ci conduce quella diversa matrice di vita.

In questo modo ogni atto del presente è già colmo di speranza corporea. E’ già totalmente pieno di esistenza.

In un certo senso, ogni terapia che ha successo si conclude con un fallimento. Non si raggiunge la propria immagine di perfezione. Il paziente si rende conto che avrà sempre dei difetti. Sa, tuttavia, che la sua crescita non è terminata e che il processo creativo iniziato in terapia è adesso sotto la sua personale responsabilità. Non termina la terapia camminando su una nuvoletta. Chi lo fa è destinato alla ricaduta. Chi invece rimane con i piedi per terra, ha imparato ad apprezzare la realtà e ha sviluppato un atteggiamento creativo verso i problemi che incontrerà. Ha sperimentato la gioia, ma anche il dolore. Se ne va con un senso di auto-realizzazione che comprende il rispetto per la saggezza del suo corpo. Ha riguadagnato il suo potenziale creativo. Alexander Lowen

© Nicoletta Cinotti 2014   Abitare il presente
La copia di questo contenuto non è consentita

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

Subscribe

* indicates required
Vuoi ricevere
Email Format

Iscrizione Completata con Successo!