In questi giorni lotto. Lotta infelice e che mi rimanda alla vastità dell’impotenza. Lotto contro mia madre che butta le medicine nel sacchetto della spazzatura – da vera anarchica qual è – e lotto contro chi fa un danno e non vuole assumersene la responsabilità mentre chiede a me di fare anche la sua parte. La cosa interessante però è cosa attiva in me la lotta.

L’energia sale, va verso l’alto e divento attivissima e vigile, come se ci fosse un campanello che suona ripetutamente. Vorrei riposarmi ma non posso perché il campanello suona e mi dice di stare all’erta. La sensazione fisica è di espansione dei confini del corpo: mi vengono in mente i fumetti e mi sento un po’ cosi, senza tutto quel rossore. Però il punto è perché questo stato, se prolungato, fa ammalare. Fa ammalare perché non consente riposo e tutto ciò che non consente riposo brucia. La pratica di vipassana – la mindfulness – ha, proprio per questo, due movimenti interiori. il primo movimento interiore è shamata – calmare – affinché sia possibile la chiara visione – vipassana – senza la quale non c’è possibilità di conoscenza. Questa è la grande cura che impariamo nel protocollo MBSR.

L’errore comune che facciamo un po’ tutti è credere che, per calmarsi, sia necessario arrivare alla risoluzione. Questo però raramente segue il ritmo di cui abbiamo bisogno. Le onde del mare in tempesta non si calmano perché glielo chiediamo. Si calmano quando cessa il vento.

Possiamo fare qualcosa di diverso: conoscere ciò che ci agita. Questo produce una riduzione della tempesta perché la nostra attenzione diventa focalizzata. Così stamattina, quando mi sono seduta sul mio cuscino a meditare, ero un mare tempestoso, con onde alte che provenivano da diverse direzioni. Ho guardato le onde, separato la rabbia per l’impotenza dalla rabbia per l’ingiustizia. Dato spazio nel corpo ai miei sentimenti. Ho finito che ero riuscita a riposarmi un po’ e il mio corpo mi ha ringraziato. Non so quando finirà questa storia. Forse sarà breve o forse lunga. Mia madre, lo so, continuerà tutta la vita ad essere un’anarchica libertaria e questo riesce sempre a strapparmi un sorriso. La vedo bambina ribelle e gusto tutta la vitalità della sua ribellione. Adesso, lo so, qualcuno penserà di scrivermi delle parole di conforto o condivisione. Però siamo onesti, abbiamo mai avuto una vita migliore di questa?

Anche se hai fatto del tuo meglio
gli altri hanno manifestato poco entusiasmo,
oppure hanno avanzato altre richieste.
Non è necessario disperarsi.
Se hai davvero fatto
tutto ciò che potevi, lascia stare.
Se pretendono ancora di più,
allora devono trovare il modo
per concludere il lavoro da soli. Haemin Sunim

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2020 Il protocollo MBSR edizione invernale

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