Forse ti ricorderai di Giambattista Vico che diceva che nella storia ci sono corsi e ricorsi. Anche nella nostra storia è così: ci sono corsi e ri-corsi che, in genere, non ci rendono felici. Vorremmo mettere la parola fine più velocemente di quello che accade nella realtà. Spesso ci rimproveriamo per questo come se il fatto che certe emozioni – come ansia, depressione, panico, paure ipocondriache – non fossero un modo di rispondere a quello che accade ma ospiti scomodi che vogliamo far uscire definitivamente.

Li facciamo uscire dalla porta e loro rientrano dalla finestra, lasciando ogni volta una spiacevole sensazione di fallimento. Accade per due motivi: il primo è il più ovvio. Hanno lasciato un segno e così, come succede ad un fiume che riprende il suo antico percorso quando c’è molta acqua, anche noi riprendiamo le vecchie modalità di risposta quando accade qualcosa di nuovo e vecchio insieme.

La seconda ragione però è più nascosta e profonda. Gli eventi difficili hanno attivato risposte impulsive, difensive, automatiche e tornano perché ci sia possibile rispondere, almeno questa volta, in modo riflessivo. Se, invece, ci mettiamo a lottare per farle andar via non solo non rispondiamo in modo riflessivo ma iniziamo a combattere una parte di noi sommersa che vuole riemergere per essere messa a posto. Così, in un colpo solo, facciamo due azioni paradossali: non ascoltiamo quello che c’è da ascoltare e iniziamo a rimanerci antipatici. Anche molto antipatici se ci sembra di essere molto ripetitivi.Detto questo come fare a darsi una risposta riflessiva? Lascia perdere il ragionamento! Ragionare sulle cose che ritornano rinforza la ripetizione. Inverti il percorso, parti dal corpo, dalla sensazione fisica che provi, poi guarda se è associata ad una sensazione emotiva e, infine, lascia che le cose siano esattamente come sono: sei lì per conoscerle non per disegnare un altro passato alla tua vita. Pensa a come vede il bosco una volpe e pensa a come vede lo stesso bosco un uccello. Lo conoscono entrambi ma la volpe dirà che il bosco è fitto e pieno di ostacoli (i tronchi). L’uccello dirà che il bosco è come un mare verde che si muove e ondeggia e offre un sacco di comodi ripari. Non fare la volpe, non chiedere alla tua intelligenza di risolvere tutto. Vola sopra le cose per conoscerle da un altro punto di vista guarda da una nuova prospettiva. Quando parti dal corpo sei come l’uccello che ha trovato rifugio tra i rami. Sa che basta un battito d’ali per volare via.

Perdiamo così tanta energia cercando di nascondere chi siamo, quando sotto ogni attitudine è il desiderio di essere amati e sotto ogni rabbia è una ferita da rimarginare e sotto ogni tristezza è la paura che non ci sarà abbastanza tempo. Mark Nepo

Pratica di mindfulness: Lasciar andare il dolore del passato

© Nicoletta Cinotti 2021 Questa settimana inizia il protocollo MBCT – la mindfulness per la prevenzione delle ricadute depressive – poi non dire che non te lo avevo detto!

Photo by Christina Brinza on Unsplash

 

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