Ci sono cose che facciamo per anni con indifferenza fino a che, improvvisamente, ci rendiamo conto di quanto sono tossiche. A volte sono aspetti che riguardano le nostre relazioni. A volte sono atti di dimenticanza o disattenzione che facciamo con noi stessi. In ogni caso, ad un certo punto è come se cadesse un  velo e ci rendessimo conto – tutto insieme – di quello che abbiamo fatto, dei danni che ha prodotto e di come siamo stati lontani da noi.

Può essere uno choc: per me lo è stato. È facile, in questi momenti cadere nel biasimo, verso noi stessi, o nel biasimo verso gli altri. In questo modo però aggiungiamo una sofferenza al dolore. Invece, proprio come diciamo durante la pratica, il momento in cui torniamo presenti è un momento benedetto. È la nostra piccola a grande illuminazione. Non possiamo rovinare questa illuminazione con la critica retroattiva “Perchè non l’ho capito prima?”; “Perché non me ne sono accorta prima?”. Dobbiamo onorare il fatto che il velo dell’inconsapevolezza è caduto. Onorare la nascita di una nuova consapevolezza e ricordarci che questo è solo il frutto del nostro lungo lavoro: rimettere insieme mente e corpo. Solo così potremo evitare di dissociare gli atti di ostilità che facciamo contro noi stessi. Solo così potremo essere davvero interi: riconoscendo che l’inconsapevolezza e la consapevolezza sono le due facce della stessa medaglia e che sta a noi scegliere su quale faccia rivolgere la luce.

Sincronizzare mente e corpo è il percorso della mindfulness, la strada della bioenergetica: ci insegnano a non dissociare da noi gli errori, i graffi, le inconsistenze. Ci insegna a guardarle dritte in faccia e ad accettare che sono parti del processo di apprendimento. Ci insegnano ad uscire da quella trance di inconsapevolezza che costruiamo attorno a noi per paura di guardare in faccia la realtà. Eppure la realtà è l’unico amico vero che abbiamo. L’unico che aspetta, fedelmente, di incontrarci.

Impariamo a camminare e, insieme, impariamo a cadere.

Per quanto possano essere necessarie, le nostre difese creano anche sofferenza. Quando le usiamo per coprire la nostra innocenza e purezza, la nostra vulnerabilità e tenerezza, perdiamo di vista la nostra natura essenziale. La nostra identità diventa collegata al nostro ego e dimentichiamo l’oro che è nascosto dentro di noi. Tara Brach

Pratica di mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta cinotti 2020 Reparenting ourselves

Photo by Sharon McCutcheon on Unsplash

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