in cerchioQuando finisce un percorso di formazione è un momento delicato in cui ad essere in gioco sono molteplici fattori che implicano la crescita personale e professionale dell’allievo terapeuta. Scrivere dell’esperienza di formazione come Analista Bioenergetica alla fine del training di formazione è stato per me un modo per ritornare indietro, a quando la strada è stata scelta, e per andare avanti, con le consapevolezze acquisite nel nuovo percorso di formazione.

La formazione è un viaggio alla scoperta di Sè

Parafrasando Lowen che così si esprime parlando del processo di terapia, è possibile proseguire utilizzando le sue parole “…..in certi casi può prendere tutta la vita, ma la ricompensa è il sentimento che la vita non sia passata invano. Si è trovato il significato della vita nella profonda esperienza della gioia” (1994). La formazione personale di uno psicoterapeuta  risente di questa spinta alla scoperta di Sé, una spinta che può portarlo ad intraprendere un nuovo percorso di formazione e cercare così uno spazio di confronto e condivisione con altri colleghi provenienti da luoghi più o meno lontani ma che parlano lingue che non necessitano di alcuna traduzione perché il linguaggio comune diviene unico….la crescita di Sé e dell’Altro.

Il triennio in SIAB per psicoterapeuti di altra formazione

La Siab (Società Italiana di Analisi Bioenergetica) assieme alla formazione quadriennale in Analisi Bioenergetica per psicologi e medici, offre la possibilità di intraprendere un percorso di formazione a chi già opera come psicoterapeuta secondo altri approcci di intervento. Il programma è strutturato su tre anni, e studiato per consentire una graduale integrazione nell’allievo della propria teoria e pratica clinica con la teoria e pratica dell’approccio psico-corporeo. La richiesta da parte della Siab di seguire nel triennio una  terapia individuale, una di gruppo e partecipare ad un numero definito di ore di classi di esercizi permette all’allievo di approdare lentamente in nuovi territori, i territori del corpo, spesso non esplorati nei precedenti percorsi di crescita personale e professionale.

Approdare al  Sé corporeo

Approdare al Sé corporeo vuol dire scoprire la relazione tra comprendere, sentire, connettere. E’ questo che permette il profondo contatto con le emozioni e la loro espressione e padronanza. Le consapevolezze acquisite nei percorsi precedenti vengono cioè radicate nel corpo, attraverso il lavoro di grounding e l’integrazione con “i vari strumenti appresi”. Questo quanto ci ha ricordato Nicoletta Cinotti, direttrice del corso per già psicoterapeuti di Genova che si è concluso lo scorso week end, nel suo articolo “Come siamo schematici?”: ognuno sviluppa una propria teoria clinica, ma il senso della formazione e della nostra libertà nell’utilizzare i vari strumenti appresi sta nel “comprendere la vita e i processi vitali, compresi noi stessi” (Lowen).

Integrare le differenze

Come è possibile integrare interventi così diversi con un unico approccio al paziente? Come confrontare teorie diverse accettando talvolta anche un po’ di confusione? Il territorio comune è sempre stato il corpo….con le sue sensazioni, percezioni, blocchi, emozioni.

Nel mio percorso di psicoterapeuta “già” formata da anni come terapeuta sistemico relazionale, ho provato “sulla pelle” cosa si intende per “identità funzionale”  tra psiche e soma, fondamento reichiano dell’Analisi Bioenergetica, secondo cui i nostri pensieri influenzano il nostro sentire e viceversa. Cosa sono i processi energetici e le vibrazioni, e come è possibile che il corpo cominci a vibrare con maggiore vitalità man mano che si sciolgono blocchi e tensioni accumulate da anni. Cosa vuol dire contattare emozioni e sensazioni, già presenti nella propria mappa mentale, attraverso il respiro. Nel percorso appena concluso ho visto colleghi provenienti da molti approcci psicodinamici diversi contattare le emozioni ed esprimerle come se fosse la prima volta. Perché, come insegna la terapia sistemico-familiare  “la mappa non è il territorio”, e quando il territorio è il corpo la sua esplorazione può portare ben oltre le mappe già conosciute.

Una strada è solo una strada

Carl Whitaker, uno dei padri della terapia sistemico-relazionale, aveva un suo speciale modo di “stare in terapia”. Nel suo libro  “Danzando con la famiglia” esprime quanto il corpo del terapeuta e del paziente (individuo o famiglia)  sia un luogo di incontro e di contatto. Queste le sue parole sulla differenza tra “essere e fare”, che sono un monito per gli allievi sistemici in formazione: “Agire è un modo per impedirsi di essere, nel senso che se ci si dà abbastanza da fare si è obbligati ad essere qualcuno. Si può cercare di diventare qualcosa di diverso da quello che si è. Ma essere è divenire vuol dire che si deve imparare a essere totalmente ciò che si è” (1990). Ciò che si è per Lowen, è il proprio corpo. Nulla di più autentico, nulla di meno illusorio. E’ così che dodici psicoterapeuti provenienti da strade diverse si sono ritrovati per un periodo di tempo a percorrere un’unica strada, l’Analisi Bioenergetica che, come insegnato prima da Reich e poi da Lowen,  è una strada con un cuore….il proprio.

“Tutte le strade sono uguali…la domanda da farsi è: questa strada ha un cuore? Se non lo ha ti farà maledire la vita. Se lo ha porta un viaggio lieto e ti rende forte”.

“E come faccio a capirlo?”.

“E’ una cosa che si sente!”. (Carlos Castaneda – “Gli insegnamenti di don Juan)

 Come si impara a sentire le emozioni

“La vita è un viaggio il cui significato si trova nel viaggio stesso e non nella destinazione. Perciò è importante massimamente focalizzarsi su se stessi ed essere in contatto con i propri sentimenti ed esprimerli” (Lowen, Convegno Siab 1993).

Gli insegnamenti di Lowen ci hanno permesso di sperimentare  la differenza tra “Consapevolezza di sé”: sentire ogni parte del proprio corpo ed i sentimenti che possono emergere dietro la maschera che ognuno si è costruito; “Espressione di sé”: essere in contatto con il sé libero da tensioni per muoversi e fluire armonicamente; “Padronanza di sé”: esprimersi in modo adeguato alla realtà del momento. La Bioenergetica è una strada su cui, secondo Lowen “ fare l’esperienza di tornare ad essere con il proprio corpo e a goderne la vita con quanta pienezza possibile …..a riconquistare la sua natura primaria”. E così che nelle nostre mappe di “già” psicoterapeuti è stato possibile aprire un nuovo  spazio di incontro tra noi e con i pazienti, uno spazio in cui corpo ed emozioni  possono finalmente danzare assieme….verso un libero fluire delle energie.

a cura di Silvana Nozzolillo

 

 

 

 

 

 

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