La rabbia è un’emozione di base, presente fin dalla nascita. Questa fu una delle ragioni per cui divenne oggetto di un seminario del Mind and Life Institute con l’autorevole partecipazione di Paul Ekman, chiamato dal Dalai Lama proprio per approfondire il tema delle emozioni primarie, ossia quelle emozioni che sembrano far parte del nostro corredo genetico e che possono diventare distruttive. Quando esprimiamo rabbia possiamo perdere il senso dell’altro perché siamo occupati, e a volte travolti, da un’emozione che porta oltre i nostri confini consueti. Le ragioni che attivano una risposta rabbiosa vengono percepite come istanze imprescindibili per la nostra difesa personale. Ci sentiamo attaccati e, se non siamo consapevoli delle ragioni per cui proviamo questa emozione, siamo portati a reagire.
Più la rabbia è intensa e più ci spinge ad agire velocemente e in modo impulsivo. La associo al magenta, un colore primario con un’impronta di rosso. La rabbia porta a compiere azioni che, a posteriori, non faremmo. La discriminante è il tempo: la rabbia ci rende veloci ma se riusciamo a non passare all’azione possiamo scoprire anche altre prospettive e, soprattutto, vedere la prospettiva altrui.

Proprio la velocità rende difficile gestirla con consapevolezza e la sua regolazione è uno dei punti centrali della pratica di mindfulness, visto che la rabbia è antagonista sia della compassione che della self-compassion. Anche se nasce come emozione rivolta a proteggerci da una minaccia esterna, in alcuni casi può venir rivolta contro di noi sia con comportamenti auto-lesionisti che con una incessante autocritica. Fa parte del sistema difensivo e spesso alimenta sia la paura che l’ansia, tanto che potremmo dire che rabbia e paura sono due facce della stessa medaglia.

Praticare con la rabbia

Possiamo praticare con la rabbia attraverso tre passi. Il primo passo è sentirla nel corpo fino ad arrivare all’emozione sottostante. La rabbia infatti è un’emozione reattiva e, per questa ragione, nasconde sempre un’altra emozione. Il passo successivo è sentire esattamente cosa significa nel corpo la rabbia che proviamo, in modo non analitico e non storico. È il “cos’è” fisico dell’esperienza: capire quale tensione, dove, come cambia, senza rinforzare l’identificazione con l’emozione, che è quella che produce una spinta all’azione. Il terzo passo è suddividerla nelle sue tre componenti: la situazione obiettiva, l’emozione percepita nel corpo e i comportamenti che ne sono scaturiti. La strategia comporta- mentale permette di approfondire ed entrare in contatto con le convinzioni di fondo che alimentano la nostra rabbia e che ci intrappolano in schemi ripetitivi di reazione.

Trovi questo e altro ancora su “Mindfulness ed emozioni”

© Nicoletta Cinotti 2022 Per la Rubrica “Addomesticare pensieri selvatici”

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