Stamattina, al risveglio, ho visto un augurio che mi era stato mandato su whatsapp: era un orologio digitale che segnava i giorni, le ore, i minuti e i secondi per arrivare al nuovo anno.

Forse perchè ero appena sveglia, vedere la velocità dei secondi mi ha allarmato, come se fosse un monito a fare presto anche in vacanza. Mi è tornato in mente un commento ad un post di qualche giorno fa che, perentoriamente diceva “Il tempo non esiste”. Tra lo scorrere veloce di quei secondi e la staticità di quella affermazione c’è un mondo: il mondo del tempo che sembra non passare mai e il mondo del tempo che corre. Ieri sera ero così: con la sensazione di aver sprecato il tempo e, nello stesso tempo, di averlo occupato troppo.

In effetti viviamo in entrambe queste dimensioni: una dimensione che trascende il tempo e un’altra che lo insegue e cerca di utilizzarlo meglio possibile. “Il tempo è denaro” e come tale non va sprecato, sembra essere un motto valido sempre. Dai nostri nonni – che consideravano l’ozio fonte di ogni vizio – ai nostri nipoti che non impiegano volentieri il tempo in attività non gratificanti.

Perchè mi sento a disagio nell’usare male il tempo? E quanti di noi provano una specie di senso di colpa nello sprecare tempo?

Il nostro Sé psicologico cresce nel tempo e ci dà la sensazione della vita come di un viaggio che deve portarci da qualche parte, un viaggio che offre una sensazione di continuità ed esistenza. Quando perdiamo la sensazione di andare da qualche parte ci sentiamo disorientati, come se un vuoto si aprisse sotto i nostri piedi. Rispondiamo allora in due modi: o ci diamo un obiettivo da raggiungere, anche minimo, oppure entriamo pienamente in quell’attimo di esistenza presente.

Spesso scegliamo di fare qualcosa perchè immaginiamo il sollievo dell’arrivare a destinazione: quella soddisfazione ci attira e così iniziamo una nuova impresa con l’idea che, nel momento in cui la concluderemo, saremo felici. Solo che c’è sempre qualcos’altro da fare prima di arrivare a destinazione. E questa soddisfazione viene velocemente spostata in avanti, come se non fosse possibile arrivare davvero da qualche parte.

Eppure quei momenti vuoti, quelli che viviamo prima di scegliere una nuova destinazione, offrono doni di creatività e presenza. Così ieri ho sprecato il tempo, sono andata a fare una passeggiata e alla fine ho trovato che quel senso di noia, di troppo pieno e troppo vuoto insieme, che mi aveva spinto ad uscire, era solo una condizione dell’anima che chiedeva contemplazione. Niente da fare, nessun luogo dove andare, solo uno spazio d’esistenza.

Il tempo libero non è solo il privilegio di chi può permettersi di perdere tempo: è la virtù di chi dà ad ogni cosa il tempo che merita. David Steindl-Rast

Pratica di mindfulness: Centering meditation (File audio)

© Nicoletta Cinotti 2017 Lasciar essere: un percorso terapeutico verso l’accettazione radicale

Foto di © gianmarco giudici

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