Avere dei bisogni è naturale. All’inizio della nostra vita le nostre relazioni sono orientate proprio alla soddisfazione dei nostri bisogni e più vengono soddisfatti e più cresciamo e prosperiamo con gioia. I bambini che trovano risposta ai loro bisogni li riconosci subito: sono bambini felici. Le cose però non sono sempre semplici e lineari. Possiamo essere un po’ troppo avidi e avere troppi bisogni o qualche pretesa. Oppure, all’opposto, possiamo avere genitori un po’ severi o distratti che si perdono i nostri bisogni per strada.

Una cosa è certa, prima o poi tutti noi impariamo che non tutti i bisogni incontrano risposta e che non tutti i desideri sono leciti. Impariamo anche che dietro ad ogni desiderio c’è un bisogno ma che non tutti i bisogni diventano desideri. Perché è rischioso trasformare un bisogno in un desiderio. Fino a che rimane un bisogno possiamo tenerlo chiuso dentro di noi. Quando diventa un desiderio il fatto che non si realizzi diventa un disagio o, a volte, un dolore.

Così facciamo fare parecchia anticamera ai nostri bisogni prima di trasformarli in desideri. A volte li surgeliamo, a volte li dimentichiamo, a volte li mettiamo sotto vuoto. Tutte operazioni che ci fanno credere che – prima o poi – li toglieremo da lì e li realizzeremo. In realtà ci sono desideri che hanno una data di scadenza. Per quanto posponiamo, prima o poi potrebbe diventare troppo tardi. Purtroppo quando i nostri bisogni sono sotto vuoto non spingono per realizzarsi e quindi non ci rendiamo conto che potrebbe essere troppo tardi. Oppure potremmo renderci conto che stiamo rimandando troppo ma l’idea di dover cedere e ammettere di avere bisogno e trasformare questo bisogno in un desiderio ci sembra una inammissibile scesa a patti con la realtà. Così andiamo avanti per anni a trattare con superiorità i nostri bisogni: a rimandare, trattenere, posticipare, come se noi fossimo eterni ed eterna fosse la possibilità di realizzarli. Invece abbiamo solo paura di fallire e il fallimento più doloroso è sempre lo stesso: non essere riusciti a darci quello che volevamo. Perché da grandi non possiamo più chiederlo a mamma e papà. Dobbiamo chiederlo a noi. Non trattare con superiorità i tuoi bisogni, non fargli fare una lunga anticamera prima che si trasformino in desideri. Fai fiorire la tua vita. Non tutto diventerà frutto ma nessun albero trattiene la sua fioritura. Accetta semplicemente che ci siano annate diverse.

Noi esseri umani siamo come gli alberi radicati al suolo con un’estremità, protesi verso il cielo con l’altra, e tanto più sono forti le nostre radici terrene tanto più possiamo protenderci. Alexander Lowen

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2019 Verso la self compassion. Ritiro di primavera

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