Credo di essere una persona piuttosto esplorativa, soprattutto per quello che sta sotto la calotta cranica ma anche fuori dalla calotta cranica. Comunque ho avuto ieri la conferma che sono esplorativa quando sono riuscita a perdermi in un sentiero che conosco benissimo.

Perché, se non lo sai, perdersi è la prima caratteristica dell’esploratore. Come faremmo a conoscere luoghi nuovi se non ci perdessimo? Quindi da Cristoforo Colombo in avanti, il primo tratto distintivo degli esploratori è quello di perdersi. Meglio ancora, voler andare in un posto e ritrovarsi in un altro, completamente sconosciuto.

La seconda caratteristica dell’esploratore dev’essere, per forza, il buon umore: quando cammini sotto il sole e non ti sembra di arrivare da nessuna parte hai due possibilità. O sei dotato di senso dell’umorismo oppure tenti di sopprimere chi ti ha messo in quella situazione, che non è una bella cosa perché ti trasforma immediatamente in un criminale (magari esplorativo ma criminale).

La terza caratteristica del vero esploratore è l’assenza di cartina. Ossia io una mappa in mente ce l’ho sempre e uso anche una cartina digitale (peccato quando non c’è connessione perché va molto peggio) però ad un certo punto il vero esploratore segue l’intuizione. Prende scorciatoie, taglia sentieri, apre vie nuove nella boscaglia.

Infine il vero esploratore è sempre soddisfatto del risultato – anche fallimentare – che ha ottenuto perché il punto è cercare strade nuove e non sempre battere le strade conosciute.

Se vogliamo portare queste caratteristiche nell’esplorazione interiore possiamo dire che:

  • ogni tanto è utile cambiare routine di meditazione.
  • la sensazione di essere persi è preziosa: è il segnale della novità. Non tornare ad aggrapparti al conosciuto.
  • nell’esplorazione è necessario non avere fretta. Quando hai fretta, alla fine, perdi tempo.
  • Sappiamo dove siamo arrivati davvero solo dopo. A volte anche dopo molto tempo.
  • Il senso dell’umorismo serve sempre per non prendere troppo sul serio le nostre esplorazioni (e i nostri fallimenti), però ho capito una cosa importante che sta dietro ( o sotto se preferite) alla mia ironia. L’ironia chiede giustizia, chiede equanimità.

Ti perdono.
Questione di accenti. Stellamary71 su Twitter

Pratica del giorno: La meditazione del fiume

© Nicoletta Cinotti 2019 Vulnerabili guerrieri alla ricerca di una strada

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