Quando ci troviamo di fronte ad un problema il primo istinto è cercare delle soluzioni, tanto è forte la nostra tendenza a considerare i problemi solo aspetti da risolvere e non opportunità di crescita.

Solo che non tutti i problemi hanno soluzioni e non tutte le soluzioni sono percorribili, e questo finisce per lasciarci sopraffatti o impotenti rispetto a quello che ci troviamo a vivere. Non sempre però questa percezione è realistica. Spesso è il frutto della generalizzazione che prende il sopravvento ogni volta che siamo spaventati.

Più siamo spaventati e più la paura ci fa sembrare che le cose siano un blocco, enorme, e inamovibile, un ostacolo che ci paralizza. In realtà la generalizzazione è un disturbo del pensiero che si verifica quando siamo in una situazione di blocco emotivo.

La possiamo riconoscere facilmente:iniziamo a pensare che la stessa cosa sia vera per tutti, che ci sia un comune destino di disperazione o, viceversa, che noi siamo perseguitati da una sorte avversa. Iniziamo a pensare in terza persona o usiamo verbi impersonali, come quelli che descrivono le condizioni atmosferiche.

Non riusciamo a cogliere sfumature e spazi di ascolto, né strategie di uscita. In quel momento non abbiamo bisogno di trovare soluzioni – e non saremmo in grado di trovarne – in quel momento abbiamo bisogno di cambiare piano e andare a sciogliere nel corpo ciò che viviamo come un blocco della mente. Perché la radice di questo blocco è sempre corporea: è l’effetto della paralisi prodotta dalla paura.

Così una piccola rotazione di prospettiva – come andare a correre e a camminare – cambiare attività o fare qualcosa di totalmente diverso, può essere una piccola soluzione che nutre la nostra fiducia. E fino a che ci rendiamo conto di percepire in modo ingigantito quella difficoltà, continuiamo a percorrerle. Piano piano, movimento dopo movimento, scopriremo altre piccole soluzioni che ci permetteranno di uscire dal blocco, dalla generalizzazione e dall’ingigantire. Tutti sintomi della paura e, forse, della paura di vivere.

Piccole cose? Piccoli momenti? Non sono piccoli! Jon Kabat Zinn

Pratica di mindfulness: Addolcire, confortarsi aprire

© Nicoletta Cinotti 2016 Cambiare diventando se stessi

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