Ieri ho improvvisamente realizzato che ci sono piccoli atti di ostilità verso noi che stessi che sottovalutiamo completamente. Accendersi la sigaretta, mangiare troppo, bere troppo, lavorare troppo non sono solo abitudini: dietro a queste abitudini sta una piccola – o grande – ostilità nei propri confronti. Sembra paradossale ma è solo così che possiamo portare avanti attività che possono farci male. Altrimenti smetteremmo.

Invece procrastiniamo la percezione delle conseguenze future per continuare a fare qualcosa che, sul momento, ci dà un piccolo piacere, un sollievo o una momentanea sensazione di sicurezza. In realtà esprimiamo così un’ostilità sommersa che qualche volta emerge con tutta la sua forza diventando una malattia o un problema più importante. È difficile ammetterlo ma a volte siamo i nostri peggiori nemici. Un piccolo nemico interiore che sottovalutiamo.

È per questo che gli atti di gentilezza diventano così luminosi. Perché dichiarano pace all’ostilità interna verso di noi. Dichiarano che la guerra è finita. Che possiamo finalmente smettere di esserci ostili perché convinti di non essere abbastanza. Nelson Mandela diceva che è la nostra luce, non la nostra forza, a spaventarci. Forse è così ma io aggiungerei anche che per quanto possano essere forti e grandi i nostri nemici esterni non possono nulla contro quel lillipuziano potentissimo che cova ostilità verso di noi. Inutile combatterlo con la forza: con diete drastiche, programmi avveniristici e sforzi sovrumani. Sorprendiamolo con quello che è l’esatto opposto della sua natura: la gentilezza. Oppure con l’affetto. E ogni tanto durante il giorno facciamo esattamente l’opposto di quello che farebbe lui. Chiediamoci “Di che cosa ho bisogno in questo momento? Di che cosa ho veramente bisogno in questo momento?”. Non importa se poi non riusciamo a darcelo subito. Questa semplice domanda sovverte l’ordine delle cose e dà valore all’attenzione a noi stessi. Giorno dopo giorno. Fino a che, ad un certo punto, non potremo più fare a meno di ascoltarci e faremo davvero quello di cui abbiamo assoluto bisogno: amarci così come siamo. Smettiamo di addestrarci e iniziamo ad imparare.

L’addestramento e l’apprendimento sono due procedimenti molto diversi. Addestriamo anziché educare quando non crediamo che ciò che offriamo si accordi alla natura dello studente e sia da lui desiderato. Alexander Lowen

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2020 Scrivere la mente

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