Non mi piace chiamare la depressione così. Mi sembra ingiusto nei confronti di chi si sente – o è – depresso. Nel nostro vocabolario la parola depressione è diventata un giudizio. Un epiteto che ti dice che non hai abbastanza voglia di vivere e quindi, una colpa.

In realtà chi è depresso soffre di tristezza. O meglio vive per più tempo il sentimento della tristezza che tende a ristagnare anziché a scorrere via. Questo permanere della tristezza non è solo negativo. Garantisce profondità, riflessione. Permette di cogliere aspetti delle situazioni diversi e più incisivi.

Come tutto ciò che ristagna però ha bisogno che venga riportato movimento. Così, anche oggi, c’è una piccola lista di rimedi contro la tristezza ( o depressione)

  • La prima cosa è l’attività fisica. Quando si è depressi ci si ferma e non si ha voglia di muoversi. Il movimento fisico però è fondamentale per rimettere in circolo dopamina e serotonina. Quindi poche storie. Uscite a camminare: scoprirete che la vostra stanchezza passa. Perché non era stanchezza da fatica fisica ma da stagnazione.
  • Evitare gli eccitanti e i calmanti. A volte, per tirarsi sù prendiamo il caffè. È uno stimolante cardiaco che porta ansia. E aggiungere ansia alla tristezza non è per niente una buona idea. Se abbiamo bisogno di svegliarci meglio un tè che è uno stimolante mentale. E poi, perché ripetere è utile, del sano movimento.
  • Stessa cosa per l’uso dell’alcool come calmante. In effetti rilassa ma intorpidisce rinforzando così la sensazione di torpore che è propria della tristezza e della stagnazione.
  • Una buona compagnia salva la vita: la tristezza si accompagna al ritiro. Abbiamo voglia di stare soli e finiamo per aumentare il tempo in solitudine e quindi la rimuginazione. Quando si è tristi o depressi la prima cosa che accade – purtroppo – è una inversione del desiderio. Cioè anziché desiderare quello che ci fa bene, desideriamo quello che ci fa rimanere rintanati e isolati. Purtroppo siamo abituati a pensare che, se non ce la sentiamo, facciamo meglio a non sforzarci. In questo caso non è proprio così. Niente solitudine. La solitudine va bene quando siamo nell’estasi creativa! Quando siamo tristi è pericolosa perché niente interrompe il nostro rimuginare.
  • Dulcis in fundo, i pensieri non sono fatti. Non crediamo a tutte le idee che ci vengono in mente. I pensieri sono prodotti dell’umore, non sono quella meraviglia di razionalità che crediamo. Guardiamoli come guarderemmo un sogno: sono fatti della stessa materia dei sogni, direbbe Shakespeare, e avrebbe ragione!

Pratica del giorno: La classe del mattino

Vuoi leggere qualcosa in più? C’è un mio articolo sul libro di Lowen “La depressione e il corpo”

© Nicoletta Cinotti 2016 Il protocollo MBCT online

 

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