Qualche giorno fa ero sul lungomare. Era tardi, c’erano poche persone, e in uno dei posti dove giocano di solito i bambini – una grande terrazza quadrata a picco sul mare – mi sono accorta che due bambini erano talmente presi dal loro gioco che non consideravano affatto il pericolo che comportava. Un genitore è intervenuto – suscitando le loro proteste – e passandomi vicino ha sorriso e commentato, “Sono sempre più curiosi che impauriti!”

Una frase apparentemente banale che rivela però una verità: curiosità e paura ci spingono in direzioni diverse. La curiosità ci spinge ad esplorare. La paura a ritirarsi. Alla fine il nostro pilota automatico serve per tenere a bada la paura. Rendiamo tutto conosciuto e controllato ma abbassiamo la curiosità fino ad annullarla.

Se c’è una cosa che è l’opposto del pilota automatico è proprio la curiosità. Quella che ci sveglia immediatamente e attiva la nostra attenzione. Ci fa cercare, comprendere e mettere insieme in modo creativo anche vecchie informazioni. Se volessimo calcolare quanto è forte il pilota automatico nella nostra vita dovremmo misurare quanta paura abbiamo. Più siamo spaventati e più andiamo per automatismi come se la ripetizione avesse il compito di rassicurarci. In realtà ci rende torpidi e insoddisfatti. Confondiamo l’attivazione della novità con l’ansia e corriamo a rimettere tutto in ordine, tutto in fila e tutto controllato.

Mi rendo conto che anch’io faccio così: quando qualcosa esce dal consueto provo a rimetterlo a posto prima possibile. Forse invece, potrei guardarlo con più curiosità, fidarmi che potrebbe portarmi qualche buona novità e considerare che, comunque, il nuovo che arriva è anche l’occasione per un cambiamento. Soprattutto fidarmi del fatto che non sono più una bambina e che so aprirmi al nuovo considerando il pericolo. E, a volte, la cosa più pericolosa che possiamo fare è lasciare che la nostra vita scorra mentre noi rimaniamo fermi ad osservarla. Al sicuro ma in trance. Con una routine dietro l’altra, perfettamente anestetizzati al più rivoluzionario dei sentimenti: la curiosità!

Le abitudini prendono il sopravvento, perché sono collegate tra loro come anelli di una catena. Così succede che usciamo di casa con l’intenzione di cambiare strada per fare una commissione prima di arrivare in ufficio, ma ci ritroviamo a percorrere lo stesso itinerario senza aver fatto la commissione perchè, distrattamente, abbiamo seguito la nostra abitudine. Tranquilli non è Alzheimer! È lui: l’amico pilota automatico! Nicoletta Cinotti

Pratica di mindfulness: Intimi con il respiro

© Nicoletta Cinotti Pratiche informali di ordinaria felicità

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