Non so se anche tu scrivevi una letterina di Natale. Io lo facevo a scuola ed era la scrittura più penosa dell’anno. Sapevo benissimo che se avessi scritto la verità non si sarebbe avverata e che, se avessi scritto delle bugie compiacenti, si sarebbero avverate ma sarei comunque rimasta senza quello che volevo.

Su questo argomento però la maestra era inflessibile: non c’era modo di sfuggire alla lettera di Natale che doveva avere una struttura precisa: si iniziava sempre ringraziando i genitori. Poi si proseguiva facendo un elenco di promesse sui cambiamenti necessari da parte nostra e infine si esprimevano delle speranze per i regali di Natale.

La parola speranza non è una parola semplice perché, in qualche modo, implica un’attesa, un aprirsi del cuore e io temevo tantissimo le delusioni. Così dopo anni di letterine di Natale molto dolorose da scrivere e ancora più dolorose da mettere sotto il piatto, un anno – credo fosse l’ultimo – decisi di trovare una via alternativa. Scrissi che non avevo speranze ma che ero molto curiosa di vedere cosa avrebbe inventato Babbo Natale per me quell’anno. Nessuna pressione mi convinse a cambiare stile. Ero curiosa e non speranzosa. Punto e basta. Tanto ero in quinta elementare non sarei stata più vessata dalle sue pretese!

Però quella letterina ha fatto davvero la differenza. Ho iniziato a pensare che la curiosità – intesa come desiderio di conoscere – è la mia salvezza. Mi ha permesso di esplorare il mondo interno ed esterno e soprattutto mi ha salvato da tante delusioni. Non spero perché, molte volte, è pericoloso. Ma se mantengo un atteggiamento di curiosità aperta posso scoprire moltissime cose. E questo mi rende molto felice. Così adesso rispondo sempre che sono curiosa di vedere cosa arriverà. Cerco di ricordarmelo anche quando propongo qualche nuova iniziativa. Cerco di essere curiosa di vedere cosa succederà piuttosto che sperare che vada bene. Non sempre le cose vanno bene ma se rimaniamo curiosi possiamo tornare a casa con qualcosa di nuovo che abbiamo appena imparato. Se, invece, speriamo troppo e va male portiamo a casa una delusione. E le delusioni comportano il rischio di appassire: io, invece, voglio fiorire.

La vera curiosità richiede lo spazio per considerare quello che non conosciamo. Se conosciamo già la risposta la nostra domanda non è una vera domanda e quando pensiamo di conoscere già qualcosa la nostra curiosità inevitabilmente diminuisce. Quello che conosciamo può limitare la nostra immaginazione se non è controbilanciato – in maniera altrettanto potente – da quello che non conosciamo. Estelle Frankel

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del corpo

© Nicoletta Cinotti 2019 Stasera 6 Dicembre alle 20 a Chiavari, pratica gratuita in studio per Mettere le intenzioni per l’anno nuovo. La pratica verrà ripetuta a Genova il 20 Dicembre alle 21. Portare un oggetto vecchio e rappresentativo dell’anno passato con sé….

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