Stamattina la semplice passeggiata che faccio abitualmente da casa a studio è difficile. Perché non si attraversa ancora la zona più alluvionata. Quella che facevo ogni volta. Proprio quel tunnel, proprio quel passaggio.

E io non riesco ancora a parlare di altro perché sono ancora tutta lì. Mi dico che dovrei, che potrei, com’è successo, essere malinterpretata. Eppure questo blog è un atto di onestà quotidiana in cui dico la verità. Quella piccola personale e soggettiva, senza occuparmi di quanto e come viene letta. E’ vero che non ho avuto danni diretti. E’ vero che sono stata fortunata e sono riuscita a scansare il grosso dell’onda. E’ vero che non posso essere insensibile e mettere sotto silenzio il dolore quando c’è.

Quando mettiamo sotto silenzio la verità neghiamo ad una parte di noi di esistere ed esprimersi. Neghiamo la realtà di ciò che è presente. Dire la verità significa dire le cose per come le percepiamo, impone, per quanto ci siano i pensieri, la supremazia della percezione. E questo accade sempre. E’ forse l’unico atto comunicativo in cui la supremazia della percezione prende potere sui pensieri e li organizza. E non viceversa.

La consapevolezza aiuta a non trascendere ma la base della verità è la percezione. Ecco perché le nostre parole, quando diciamo la verità, sono così potenti. Perché sono reali.

Pratica del giorno: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2014 Dire la verità

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