Cucino nei giorni di festa. Mi sembra che nel quotidiano il cibo debba essere semplice ed essenziale. Nei giorni di festa no, deve differenziarsi e apparire in tutta la sua bellezza, varietà di gusti possibili e di profumi. Così tiro giù il menù delle feste come se fossi uno chef professionista. Giallo zafferano – il sito di ricette – diventa la mia Bibbia. L’iPad diventa la vittima di ditate e macchie di vario genere.

Come tutti i cuochi che si rispettino mi viene un carattere infernale, comando i miei poveri aiutanti che devono obbedire all’istante oppure sparire all’istante: tutto perchè ogni cosa venga al meglio. Dopo qualche ora che sono in cucina, puntualmente mi domando chi me lo fa fare. Che diventa ben presto una domanda esistenziale

Chi me lo fa fare di voler fare tutto io? Chi me lo fa fare di stressarmi così tanto per una cosa che dura poche ore? Chi me lo fa fare di arrivare a tavola talmente stanca da non aver più nemmeno fame? Ogni anno c’è una risposta diversa: domande che sembrano banali ma permettono di fare una sorta di riassunto dell’anno passato. A volte lo faccio per ringraziare le persone che mi vogliono bene, a volte per sollevare dall’impegno chi cucina tutto l’anno per me. A volte per fare, almeno per un giorno, la casalinga. A volte per vanità, la vanità di stupire con un’abilità che, durante l’anno, rimane nascosta.

In più ogni anno imparo qualcosa. Perchè i lavori pratici sono maestri severi e sinceri. Non permettono la distrazione, e nemmeno la superficialità. La paghi subito in un gusto poco accattivante o in un sapore banale.

Quest’anno ho imparato che quando scelgo cosa fare scelgo anche cosa non farò. Non mi è mai apparso vero e chiaro come quest’anno. Decidere che cosa fare ha un lato nascosto: sto decidendo anche che cosa non fare. Sto dando delle priorità in modo non convenzionale. E mi ricorda che non posso avere troppi obiettivi davanti, che devo sceglierne un numero realizzabile e questo, per me, spesso è fonte di conflitto: vorrei fare tutto e invece devo selezionare in un ordine di priorità.

Non rifletto mai abbastanza sul fatto che quando scelgo un progetto, un’attività, un impegno, sto anche rinunciando a qualcos’altro perchè fare tutto non è possibile. Rischio di vedere e sopravvalutare quello che voglio fare, sottovalutando le rinunce che comporta. È il prezzo da pagare per la determinazione. Così, per ammorbidirla, inizierò a chiedermi non solo cosa voglio fare ma anche a cosa dovrò rinunciare per farlo. E la risposta, mi aiuterà a scegliere meglio non solo il menù delle feste.

Pratica informale per l’anno che verrà: 1. Scrivi 25 priorità – vedrai che non sono poi tante – guardale con la mente – cuore. 2) Scegline 5, quelle che ti sembrano prioritarie. 3) Guarda le 20 che hai lasciato fuori dalla lista e salutale con onore, non continuare a tenerle con te: sarebbero una continua fonte di stress e distrazione. 4) Guarda le 5 che hai scelto e valuta se concorrono ad un unico scopo e se hanno una gerarchia di priorità: potresti scoprire qual è la passione dell’anno che verrà.

Poesia del giorno: 

Tutto –
Una parola sfrontata e gonfia di boria. Andrebbe scritta tra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
Di concentrare, includere, contenere e avere. E invece è soltanto
Un brandello di bufera

Wislawa Szymborska 

© Nicoletta Cinotti 2017 A scuola di grazia e non di perfezione

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