Mi capita spessissimo che qualcuno mi dica, con una punta di orgoglio, “io prima devo capire, se non capisco una cosa non la faccio”. Siamo cresciuti così, con la convinzione che la comprensione logica sia la cosa più importante. Logica che non vuol dire davvero logica. Logica che vuol dire, “di questa cosa ho una spiegazione plausibile”. Una spiegazione che ci convince e che, molto spesso, non fa che confermare qualcuna delle nostre idee precedenti.

Comunque siamo così: illogicamente logici. Illogicamente convinti che la verità stia nella mente e che il territorio della mente sia limitato all’organo fisico della testa.

Oggi sappiamo che  non è così: la mente corrisponde a tutto il nostro corpo e funziona sulla base degli stimoli che riceve dalla periferia. Stimoli che spesso sono rapidissimi “Mi piace”, “Non mi piace” che condizionano le nostre scelte. Tutt’altro che valutazioni logiche. Dopodiché però diamo, a quella reazione subliminale, tutta una spiegazione logica che ci fa sentire tranquilli e padroni della nostra vita.

Ammettiamolo, spesso dire che prima abbiamo bisogno di capire significa evitare di fare esperienza, evitare di imparare dall’esperienza e dalla sua ricchezza. Cosa possiamo capire davvero se togliamo quell’insieme di aspetti che nascono solo dopo aver fatto un’esperienza? A quale capacità di prevedere il futuro ci appelliamo quando pensiamo che basti una speculazione ipotetica per arrivare ad una saggia decisione?

Ieri una persona mi ha telefonato, disperata, perché è stata lasciata. E mi ha detto “Qualcuno doveva avvertirmi che sarebbe andata a finire così, che quella non era la persona giusta!”. Ecco noi vorremmo capire prima per una sostanziale ragione: evitare di soffrire. E, invece, capire prima molto spesso si basa proprio sullo scegliere di non sentire. Sull’evitare di dare significato a tutti quei segnali che il corpo ci manda e che la mente trasforma per le sue ragioni (che logiche non sono quasi mai). È meglio non capire prima come andrà a finire dopo. È molto meglio ascoltare, sentire, momento per momento, in che direzione stiamo andando e scegliere se vogliamo proprio andare nella stessa direzione che ci indica la mente. Perché non sempre mente e cuore vanno d’accordo. Non sempre mente e corpo vanno nella stessa direzione. Accorgersi di questa discrepanza è forse uno dei pochi modi che abbiamo per essere pronti alla nostra vita. Per essere preparati a vivere.

Questo viaggio è unicamente vostro, di nessun altro. È il vostro cammino. Non potete imitare quello altrui ed essere sinceri con voi stessi. Siete preparati a fare onore alla vostra incapacità in questo modo? Potreste impegnarvi a illuminare il vostro cammino con la consapevolezza e l’attenzione? Jon Kabat Zinn

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2019 Vulnerabili guerrieri

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