Raccontare storie di guarigione

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La parola crea la realtà

Ci sono due modi per creare, ricorda Gaia Rayneri che è una scrittrice di professione, “fare figli e nominare, dare un nome”. Questo è vero sia per togliere dalla nebbia dell’inquietudine quello che proviamo sia per riuscire a cambiarlo. Ma è ancora più necessario per non subire la nostra voce auto-critica, quella che ci urla contro.

Da un lato era necessario lavorare su quella voce di dentro che mi diceva che era “cattiva”: sia perché non era mia, sia perché era insensata. Se lasciata libera di agire suonava come la voce della “verità” e per dimostrare la sua credenza tendeva ad isolare dettagli e decontestualizzarli, per farmi vedere come tutto ciò che facevo fosse “sbagliato“. Come descrivere meglio sia il ruolo delle voci e delle parti dissociate di sè che l’impatto che queste hanno sul nostro comportamento? Le pagine in cui Gaia descrive una richiesta d’aiuto fatta al Pronto Soccorso sono tra le più incisive del libro. Pagine che devono far riflettere noi clinici (grazie Paolo Milone) rispetto ai limiti dell’approccio istituzionale ma anche rispetto alla necessità di far uscire l’anima di chi cura come modo per coinvolgere chi chiede aiuto e la sua anima ce l’ha già bella nuda e ce la mostra su un piatto sbreccato.

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Descrizione

La presentazione è gratuita ma siccome posti sono limitati ti prego di iscriverti solo se sei sicura o sicuro di partecipare. Considera che è a Chiavari, Via Martiri della liberazione 67/1 in presenza. Non ci saranno registrazioni!

 

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