Qualche giorno fa una persona è venuta da me con un tema di gelosia. Un sentimento difficile da tenere dentro che spinge ad azioni di cui raramente siamo fieri. Ne parlava con controllo e precisione. Poi, improvvisamente, ha cambiato registro. È emerso un ricordo del padre, apparentemente totalmente scollegato da quello che diceva poc’anzi eppure pieno di informazioni che spiegavano l’intensità della sua gelosia.

Lo spiegavano a me ma non ancora a lei. Eppure questo è come funziona la memoria. Non è tanto il ricordo di cosa è successo che conta quanto come siamo entrati in relazione con quello che è successo. Questa è la vera memoria che disegna la nostra vita. Così le relazioni cambiano, persone diverse, momenti diversi eppure noi ci sentiamo nello stesso modo. Perché entriamo in relazione nello stesso modo, con quel ricordo in azione. Un ricordo non dell’evento ma di come noi siamo stati in quell’evento.

Questo succede in particolare nelle storie d’amore. Potremmo dire che è Edipo ma io inizierei a lasciar riposare il buon vecchio Edipo e direi che è perché l’amore apre le porte, anche quelle della memoria. E si nutre di sensazioni che riattivano memorie ancora più antiche. Quando mai prendi per mano qualcuno se non quando sei innamorato? Quando mai sei stato per mano a qualcuno se non quando eri bambino? Quando mai hai sentito l’odore del collo di qualcuno e il tepore dello spazio tra la spalla e il collo se non quando sei innamorato oppure quando sei in braccio a mamma o papà?

L’amore risveglia le memorie del corpo e la mente giustifica quello che accade secondo leggi logiche che con la logica non hanno davvero molto a che vedere. È logico essere gelosi di qualcuno che ci ama fino a torturarlo? È logico stare con qualcuno che ci tradisce fino alla più chiara evidenza dei fatti?  Qual è la conferma che cerchiamo nell’amore? Qual è la paura che chiamiamo amore?

Siamo sicuri che, senza conoscere il nostro modo di stare in relazione, cambiando partner sarà davvero un’altra storia?

In una psicoterapia orientata alla mindfulness l’interesse primario è cambiare la relazione momento per momento con l’esperienza – una relazione fatta di sensazioni, pensieri, emozioni e comportamenti – piuttosto che il contenuto dell’esperienza stessa. Questa nuova relazione è caratterizzata da consapevolezza di quello che è presente, con accettazione. L’opposto della consapevolezza e dell’accettazione è la resistenza o l’evitamento. Germer, Siegel

Pratica di mindfulness: Lavorare con la paura. Se clicchi sulle parole in grassetto vai ad un file audio di pratica. Perché vale più una goccia di pratica che 100 ore di teoria!

© Nicoletta Cinotti 2019 Verso la self compassion

Photo by Jon Tyson on Unsplash

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