Quando vogliamo definire qualcosa lo facciamo usando dei verbi. Verbi che sono azioni collegate a quello che vorremmo definire e che disegnano una lista del significato ampio delle cose. A volte, quando voglio comprendere a fondo qualcosa parto da lì: dalla lista dei verbi. Mi sembra sempre che i verbi – proprio per la loro natura legata all’azione – non siano parole come tutte le altre.

Ieri ho condiviso un verbo con una persona. Era il verbo aspettare uno dei verbi della parola amore.

Aspettiamo 9 mesi ( e a volte anni) perché arrivi un bambino. Aspettiamo Natale. Aspettiamo che qualcuno arrivi e che qualcuno parta. Aspettiamo che qualcuno guarisca e che qualcuno ritorni. Continuiamo ad amare anche quando abbiamo finito di aspettare. Ecco perché definisce l’amore.

L’altro verbo della parola amore è coinvolgersi. Ci coinvolgiamo con la vita delle persone che amiamo. Ci coinvolgiamo con le loro gioie e con il loro dolore. Ci coinvolgiamo perché li desideriamo. Ci coinvolgiamo perché abbiamo sete e fame di loro. Anche impegnarsi è un verbo della parola amore e non è la stessa cosa che coinvolgersi. È più profondo e duraturo. È il verbo che usiamo quando passiamo dall’innamoramento – che il massimo del coinvolgimento – all’amore.

Curare è il verbo quotidiano dell’amore: niente di straordinario. Lo facciamo ogni giorno perché, se non lo facessimo, vorrebbe dire che abbiamo smesso di amare. Lo facciamo con cose piccoli – i compiti insieme, lavare, stirare (che orrore!) mettere ordine e dare attenzione. Fa parte della parola coinvolgersi perché se siamo davvero coinvolti curiamo anche vecchie ferite rimaste distrattamente indietro.

Ascoltare è un altro verbo della parola amore. Possiamo ascoltare senza amare? Sì, possiamo ma allora anziché ascolto attivo è ascolto passivo. Di quelli “passo e chiudo”. Sennò ascoltare è uno degli ingredienti principali della parola amore: è quando smettiamo di ascoltare perché siamo convinti che conosciamo l’altro così bene da sapere già cosa ci dirà che abbiamo smesso di amare almeno un po’.

Aprire è un verbo della parola amore. Apro a quello di te che non capisco, apro per capirlo. Apro per condividere anche aspetti che mi sono del tutto estranei, che ti sono del tutto estranei. Apro perché iniziamo da capo ogni giorno. Apro perché non voglio che la storia sia più importante del presente. E la storia, a volte, è la parte più pesante dell’amore.

Non metto Dare in questa lista. Perché l’amore non è un conto emotivo. Non metto dare perché se abbiamo l’intenzione di dare forse non è amore, è superiorità. Forse non è amore ma prodigalità. Non metto Dare perché dare implica la consapevolezza di un passaggio da me a te pieno di confini tra quello che è mio e quello che è tuo. Ho visto amori soffocati dal troppo dare e altri impoveriti dall’aver dato troppo e male. Non metto dare perché spesso, molto spesso, nell’amore il dare sostituisce il ricevere.

Sono verbi transitivi perché l’amore, se rimane a noi non è amore, è possesso.

L’amore è una impronta di memoria. Emily Dickinson

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