Quando vogliamo dire che qualcuno non è cresciuto diciamo spesso che soffre della sindrome di Peter Pan. Peter Pan infatti decise di rimanere nell’isola che non c’è perché non voleva crescere. Tornare a casa avrebbe voluto dire crescere. In genere diciamo che una persona che non ha voglia di assumersi responsabilità, soprattutto in campo affettivo, e che prolunga indeterminatamente uno stile di vita adolescenziale è un Peter Pan.

Ma cos’è che ci rende adulti davvero? È la capacità di assumersi responsabilità? È il metter su famiglia o impegnarsi nel lavoro? È il lasciar perdere la spensieratezza e vivere senza perdere tempo? Non credo. Credo che sia qualcosa di diverso. Credo che sia la capacità di essere genitori di sé stessi, non pretendere che siano gli altri a salvarci. È un desiderio davvero forte quello che chiede a qualcuno di noi di farsi carico della nostra difficoltà, oppure di vederla senza che sia necessario palesarla, trovando quasi magicamente una risposta. È vero, gli altri ci possono salvare. È innegabile che senza la presenza, affettuosa e rispettosa degli altri la nostra vita perderebbe il suo sapore. Però questo non significa che possiamo delegare a qualcuno la cura della nostra parte bambina, o della nostra parte sofferente. Non siamo Peter Pan perché abbiamo un bambino dentro. Tutti noi continuiamo a crescere per tutta la vita e più abbiamo represso, dissociato e disatteso il nostro dolore, più è rimasto imprigionato dentro di noi e verrà fuori con l’età che aveva nel momento in cui l’abbiamo vissuto. Non c’è niente di strano ad essere anche infantili. Lo strano è nascondere, maltrattare, svalutare questa parte di noi e pretendere che non ci dia problemi. Tutto quello che è trascurato ci dà problemi. Tutto quello che è curato, senza giudizio, ci offre prosperità.

Aveva ragione Peter Pan: c’è un pensiero felice capace di farci volare. È il pensiero che sappiamo prenderci cura di noi con tenerezza e sollecitudine, senza esagerazioni, senza minimizzazioni. Forse questa è la misura della self compassion. Credo che sia riconoscere che ognuno di noi rimane bambino dentro, in qualche modo, o adolescente dentro, e quando questa parte di noi ci chiama abbiamo la responsabilità di rispondere con quella stessa affettuosa sollecitudine che abbiamo per le persone che amiamo. Essere adulti non è smettere di crescere: essere adulti è incominciare a fiorire. Questo è tornare a casa, caro il mio Peter Pan!

Prenderci cura di noi, come di qualcuno che amiamo profondamente, quando soffriamo. La Self-compassion comprende gentilezza verso sé, senso di comune umanità e mindfulness. Kristin Neff

Pratica di Mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti 2021 Il Programma di Mindful Self Compassion

 

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