In tutto quello che accade c’è una qualità di forza, di energia. A volte una forza e una energia che ci travalicano. Altre volte che ci accompagnano e ci sostengono. Per quanto possa spaventarci la forza di quello che accade, per quanto possa essere faticoso stare nell’energia imprevedibile di un evento, quello che è più difficile, almeno per. me, è stare nell’impotenza.

Ci sono fatti rispetto ai quali non possiamo fare nulla: non sono cambiabili, né cancellabili. Sono avvenuti. E già questo non dipende da noi. Oltre a questo, in ogni evento, c’è una quota rispetto alla quale non possiamo nulla. Anche se è una parola che pronunciamo raramente e con cautela, c’è una quota di impotenza in tutto ciò che accade perché non tutto dipende da noi.

Per me è la parte più difficile. Sono pronta alla lotta, sono determinata – grintosa – come dicono in Toscana, sono attrezzata per soffrire, per risorgere dalle ceneri ma non per essere impotente. L’impotenza è un mondo che temo eppure mi sembra quello che è più necessario incontrare. Solo così posso evitare lo sforzo inutile, la lotta insensata, l’azione scombinata: quando accetto che, per ovvi motivi, esiste l’impotenza che ti lascia senza parole, che ti precipita nel silenzio. A volte un’impotenza che non ti fa vedere più nemmeno quello che è possibile fare. Perché c’è qualcosa che è sempre possibile fare: continuare ad amare. Quella è l’unica impotenza che ci è risparmiata. Possiamo continuare ad amare la nostra vita se non possiamo più amare una persona. Possiamo amarci non solo perché siamo forti ma anche quando siamo impotenti. L’impotenza ci fa paura ma riveste una qualità importante della pratica di mindfulness: ci aiuta a non interferire. A volte credo che sia questa la difficoltà più grande per molte persone rispetto alla meditazione: lo stare fermi ricorda troppo strettamente l’essere impotenti. In quel momento, nel momento in cui siamo fermi, nel momento in cui l’impotenza ci ha fermato avviene un piccolo miracolo: vedi te stesso senza tutta la confusione nella quale di solito sei immerso.

Ieri è successo proprio così: sono stata impotente di fronte a un paio di situazioni che hanno un effetto sulla mia vita ma rispetto alle quali non posso fare nulla. Stare in quell’impotenza è stato meglio che lottare. È stato più autentico e sincero, più radicale e onesto. In fondo anche più dignitoso. A volte fare qualcosa è un modo per scappare: stare è un modo per svelarsi. Ci aiuta a scegliere quando il nostro contributo è necessario e a scegliere quando astenersi è necessario. Se abbiamo paura dell’impotenza non possiamo scegliere: siamo costretti ad agire. Invece qualche volta la non-azione è la migliore azione. Lo dico a me stessa, prima ancora che a te, lo dico alla mia lottatrice, una parte che non ha muscoli ma è lo stesso una body builder e che ieri è stata grande:non è stata muscolosa!

Quando ci si ferma, l’aspetto curioso è che immediatamente si diventa sé stessi. Tutto appare più semplice. Jon Kabat-Zinn

Pratica di mindfulness: Il body scan breve

© Nicoletta Cinotti 2021 Serata di presentazione del protocollo MBSR e MBCT. Photo by Kalman Nemet on Unsplash

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