Affrontare se stessi è una questione di onestà e non di auto-condanna. Può darsi che non tutto quello che abbiamo fatto ci piaccia. O che non tutto quello che gli altri hanno fatto a noi sia di nostro gradimento. Ma, a prescindere dalle circostanze esterne, essere in dialogo con se stessi richiede la sospensione del giudizio. Altrimenti, come paguri, le parti nascoste di noi, quelle più bisognose della nostra cura e della nostra attenzione, si ritirano nel guscio.

Non possiamo pensare di conoscerci davvero se, come sergenti, urliamo a noi stessi “vieni fuori da lì, se hai il coraggio, fatti vedere”!. Non possiamo nemmeno pensare che qualche intuizione profonda venga fuori quando siamo nel bel mezzo di una corsa frenetica: la corsa frenetica delle nostre giornate. Perchè ci sia possibile conoscere il nostro panorama interno dobbiamo fare quello che faremmo se volessimo vedere un animale selvatico. Dovremmo metterci fermi e immobili e aspettare che venga fuori. E poi rimanere ancora fermi e immobili e aspettare che si avvicini. E poi, per toccarlo, muoversi gentilmente e con lentezza, perchè qualsiasi traccia di aggressività lo farebbe scappare di nuovo.

Noi procediamo così con la consapevolezza: rallentiamo per lasciar emergere. Rallentiamo perchè le azioni spesso coprono ciò che abbiamo bisogno di conoscere. Rallentiamo e lasciamo emergere la nostra gentilezza naturale. Quella che ci suscitano i cuccioli, i bambini, le persone indifese. E allora – a quel punto – anche le parti negate di noi vengono a trovarci. E ci portano messaggi interessanti, frammenti di luce, spiragli di storia, parti di dolore.

È per quello che a volte evitiamo di praticare: perchè sappiamo che verrebbe fuori proprio quella verità. E ci illudiamo che, non lasciandola emergere, soffriremo meno. E, invece, soffriremo lo stesso solo che ci priveremo del nostro conforto e della nostra attenzione. Di cui abbiamo, invece, tanto bisogno. Conforto e attenzione che si declinano con la gentilezza.

“L’antidoto all’esaurimento non è necessariamente il riposo”. Cos’è allora? “L’antidoto all’esaurimento è essere pienamente con tutto il cuore in ciò che sei e in ciò che fai”. “Sei così stanco perchè più e più volte fai le cose essendo presente a metà (…). Metà è d’accordo con te e l’altra metà ti critica. David Whyte

Pratica del giorno: Cullare il cuore

© Nicoletta Cinotti 2016 Dimorare nel presente, dimorare nel corpo Foto di ©Harfang.

 

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