La rabbia è un’emozione piena di sfumature. La trovi nei rapporti più intimi e profondi, come quelli familiari e poi la trovi nei conflitti sociali, quelli in cui una categoria di persone si trova improvvisamente ad essere un “nemico” anche se non ha fatto nulla per diventarlo.

Quando siamo arrabbiati definiamo la distanza e i confini tra noi e gli altri. Mettiamo una linea di demarcazione abbastanza invisibile eppure così tangibile da suscitare la tempesta.

Io ho sofferto tantissimo i litigi dei miei genitori. Cercavo di passare inosservata – credo che la mia specializzazione in invisibilità sia nata proprio lì – ma venivo regolarmente chiamata a fare da giudice o da testimone. Una posizione pessima, come ben sanno i nostri magistrati. Quando sei giudice in un conflitto sbagli sempre. E quando sei testimone ti ricordi sempre male, non in maniera sufficientemente equa.

Poi sono passati gli anni. Ho capito molte cose sulla rabbia, alcune vorrei dirtele perché mi sembrano di qualche utilità. La prima è che se non abbiamo un po’ di rabbia a volte non riusciamo ad uscire dalla tristezza e queste due emozioni sono due facce della stessa medaglia. Così a volte, quando un paziente è molto triste cerco di vedere dov’è andata a finire la sua rabbia perché so che ne ha bisogno per risalire dal pozzo in cui è caduto. Quella la chiamo la rabbia che guarisce. Se ne accorgono anche i parenti che dicono “devi reagire“: quella però non è una bella idea perchè la persona sta così proprio perché non riesce a reagire e dicendoglielo la fai sentire ancora peggio. In ogni caso, in qualche angolino nascosto, la rabbia c’è sempre perchè è una emozione primaria e allora bisogna svegliarla gentilmente e invitarla ad uscire almeno un po’.

Poi c’è la rabbia per le ingiustizie che non è la rabbia più semplice perché trasforma gli altri in nemici. Quella si cura con l’empatia. Io la chiamo la rabbia della bilancia perchè vorrebbe vedere in parità i piatti della bilancia, i piatti della vita. Amo tantissimo chi combatte per la giustizia anche se proprio in questi giorni mi sono resa conto di quanto il criterio della giustizia possa venir manipolato e allungato per coprire idee che tanto giuste non sono. Vorrei che esistesse la giustizia della cura prima ancora che la giustizia della ragione. La ragione si presta a molte interpretazioni: la cura ne ha una sola. Si cura chi ha bisogno di essere curato.

Poi c’è la rabbia che diventa grinta, determinazione, motivazione. Le donne ne hanno tantissima. Sono come le femmine dei mammiferi che quando hanno i piccoli diventano più pericolose perché devono difendere la prole. Ecco le donne hanno in genere tantissima grinta, spesso mal indirizzata. Sono grintosissime per arrivare prime in qualche compito secondario. Osano raramente le posizioni primarie tranne poche eccezioni: Ursula Von der Leyen, Christine Lagarde, Angela Merkel e tutte quelle donne che sono “capi” sconosciuti ma presenti. Quella la chiamo la rabbia femminile, la rabbia di chi sente che l’identità di genere non può essere una discriminante. Che l’unica discriminante deve essere la capacità. La chiamo rabbia femminile ma non credo che sia esclusiva del genere femminile: è la rabbia che non vuole schiacciare gli altri. È la rabbia di chi non vuole essere schiacciato.

Vorrei raccontarti che fine ha fatto la rabbia dei miei genitori, adesso che sono vecchi. Si guardano e si sorridono, l’uno bada all’altro con tenerezza. Quando mio padre fa uno dei suoi guai mia madre non urla più; a volte ci scherza sopra, a volte lo scuote per fargli uscire un po’ di grinta perduta. Così ho capito che dietro alla loro rabbia e ai loro litigi, quelli che a me spaventavano tanto, c’era solo una delle declinazioni dell’amore. Che spesso ci arrabbiamo di più proprio con chi amiamo di più perché lo vorremmo proteggere, lo vorremmo al sicuro, lo vorremmo perfetto. A volte lo vorremmo esattamente come vogliamo noi.

Visto con gli occhi di una bambina tutto questo è incomprensibile: i bambini si spaventano perchè vedono solo la rabbia e non l’amore che è alla radice della rabbia. I bambini non capiscono i sentimenti misti: pensano che se ami, ami solamente; se ti arrabbi, sei totalmente arrabbiato. Io, mi dicevo, non sposerò mai un uomo con cui litigo. Non capivo che esiste anche una rabbia speciale: la rabbia dell’amore.

Preferirei litigare con te piuttosto che fare l’amore con qualsiasi altra donna. Dal film The Wedding date

Pratica di mindfulness: Addolcire, confortarsi, aprire

© Nicoletta Cinotti 2019 Vulnerabili guerrieri

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