Forse anche tu avrai seguito l’incredibile storia dei ragazzi rimasti imprigionati in una grotta in Thailandia con il loro allenatore. Ogni mattina, la prima notizia che cercavo, riguardava loro e il grande gruppo di soccorritori che si era mosso attorno a loro. Seguivo le notizie dei genitori – che sono rimasti sempre in silenziosa distanza dai giornalisti e dalle autorità – che, una volta che i ragazzi sono stati trovati, hanno mandato messaggi di fiducia e di sostegno all’allenatore evitando qualsiasi tipo di facili polemiche Ho apprezzato come il padre del soccorritore morto ha accolto la notizia e scelto di non richiedere l’autopsia. Ho apprezzato la modalità ingegnosa con cui il recupero è avvenuto e il brivido legato all’undicesimo salvataggio che ha avuto un imprevisto molto pericoloso – avevano perso la fune che in quella totale oscurità indicava il percorso – e il miracolo delle condizioni interne alla grotta che è mutato proprio alla fine delle operazioni di salvataggio, costringendo gli ultimi soccorritori rimasti a 700 metri dall’uscita ad una corsa precipitosa per riemergere. Una storia con tanti ingredienti diversi, tra cui la meditazione. L’allenatore era vissuto per 10 anni in un monastero buddista e ha fatto meditare i ragazzi ogni giorno per tenerli calmi. E hanno meditato per prepararsi all’uscita della grotta, prima di ogni viaggio di ritorno. Ecco perché questa storia mi permette di parlare di nutrimenti e di diversi tipi di nutrimenti.

Quali nutrimenti sono necessari?

Se pensiamo alla parola nutrimento è abbastanza facile che la prima associazione sia il cibo. Sicuramente quello è uno dei nutrimenti indispensabili alla vita. Non basta anche se è necessario. Negli anni ’50 Harlow condusse un famoso esperimento: mise dei piccoli di scimmia in una gabbia in presenza di due tipi di madri meccaniche: una aveva una struttura metallica e dispensava cibo, l’altra era una madre di pelliccia ma senza cibo. Una vecchia teoria faceva pensare che il legame si sarebbe strutturato con la madre che dava cibo. I piccoli invece stavano con la madre che dispensava cibo il tempo strettamente necessario per nutrirsi ma il resto del tempo lo passavano tra le braccia della madre di pelliccia: sapevano già che il cibo è necessario ma non basta. Abbiamo bisogno, per crescere, anche di amore, calore e affetto. Da piccoli come da grandi. L’idea che le nostre motivazioni siano esclusivamente economiche non è sostenuta dalla prova dei fatti. Quali sono quindi i nutrimenti che ci sono necessari?

Quattro diversi nutrimenti

Potremmo dire che tutto ciò che dall’esterno va all’interno è una forma di nutrimento, gli stimoli sensoriali che riceviamo, i nostri pensieri, quello che leggiamo, le attività che facciamo per lavoro o per divertimento, le nostre ansie, sono tutte cibo perchè alimentano la nostra vita.

Nella tradizione buddista sono quattro i nutrimenti che consumiamo ogni giorno: il cibo, le impressioni sensoriali, la volizione e la coscienza individuale e collettiva.

C’è poco da spiegare sul cibo, anche se molto ci sarebbe da dire sul nostro rapporto con il cibo che è influenzato dai diversi tipi di fame che abbiamo. Ma, proprio come accadeva alle scimmiette di Harlow, il cibo non è certo il solo nutrimento che cerchiamo.

Il secondo tipo di nutrimento

Le impressioni sensoriali sono il secondo tipo di nutrimento: un nutrimento che possiamo gustare se siamo in grado di avere chiarezza percettiva. Comprende sia gli stimoli sensoriali propriamente detti che tutte le informazioni che riceviamo tramite letture, messaggi, comunicazioni di vario tipo. Anche se non si tratta di un cibo commestibile questo tipo di informazioni nutre la nostra mente. Ti sarà capitato molte volte di ascoltare un telegiornale ed entrare in ansia o in agitazione per le notizie che avevi sentito: erano indigeste!

Anche il rumore esterno rientra tra questo tipo di nutrimento, così come le connessioni virtuali. Senza rendercene conto ci sottoponiamo ad una costante dieta di rumore ma per tutti questi nutrimenti vale una regola: abbiamo bisogno di pieno e vuoto. Di cibo e digiuno e, soprattutto, di un equilibrio tra l’uno e l’altro. Il sottoporci ad una continua dieta di rumore ci espone ad una indigestione non diversa da quella che sperimentiamo con il cibo. A nessuno verrebbe in mente di mangiare continuamente eppure con la stimolazione sensoriale spesso ci esponiamo ad una continua sovrastimolazione.

Lo facciamo automaticamente, senza rendercene conto: attiviamo il pilota automatico anche in questo. Altre volte, invece, lo facciamo deliberatamente per paura di ascoltare il silenzio, per paura di incontrare il vuoto.

Il silenzio è abitabile: è il suono dell’intimità

Il terzo tipo di nutrimento

Se siamo pieni di stimoli sensoriali non possiamo nutrirci del terzo tipo di nutrimento: un nutrimento che nasce dall’ascolto del silenzio e del vuoto. Questo nutrimento è la nostra motivazione, il nostro vero desiderio. Agiamo ma non abbiamo lo spazio e la quiete necessari per agire con intenzione. È questa mancanza di motivazione che ci fa vivere semplicemente rispondendo agli affanni del quotidiano, o che ci fa sembrare che gli ultimi 10 anni della nostra vita siano passati quasi senza accorgercene.

Raramente offriamo a noi stessi il tempo e lo spazio per chiederci: “Sto facendo ciò che più desidero fare con la mia vita? So almeno cos’è? Thich Nhat Hanh

Se non abbiamo una intenzione chiara la nostra energia non sa dove dirigersi e procede senza una vera meta. E la nostra gioia non ha appigli se non quelli casuali. La motivazione delle scimmie di Harlow non era solo di mangiare: era quella di crescere e ricevere affetto. Era questa motivazione che le spingeva ad andare dalla madre di pelliccia. E la nostra motivazione qual è? Ci basta rispondere ai nostri bisogni materiali? Oppure anche noi abbiamo bisogni che possono incontrare una risposta solo in relazione?

Il quarto tipo di nutrimento

Qualche settimana fa in un articolo ho parlato del quoziente della felicità: da allora, settimana per settimana, sto mettendo a fuoco gli elementi che compongono questo quoziente: le relazioni, la chiarezza percettiva, la capacità di perdonare e lasciar andare. Anche il quarto nutrimento è legato al nostro quoziente di felicità ed è la consapevolezza che non ci salviamo mai da soli. La nostra felicità non è mai solo personale: ha bisogno di un senso più ampio, di una prospettiva più vasta della nostra singola vita. Quello che manca a molte persone per essere felici è proprio questo tipo di nutrimento che spinge ad andare al di là delle nostre motivazioni egoistiche. Non invita ad trascurarsi: invita ad allargare la cura, l’attenzione e l’amore anche agli altri. Faccio spesso l’esempio degli alberi di una foresta: apparentemente ognuno di loro ha una vita indipendente ma se li guardiamo dalla prospettiva delle radici le loro connessioni sono evidenti e strettissime. E anche radici lontane comunicano attraverso dei funghi che passano le informazioni di nutrimento da un albero all’altro. Anche noi siamo così. Anche se siamo apparentemente separati non è indifferente quello che accade alle persone che amiamo e nemmeno quello che accade ai nostri vicini: in modi che non riusciamo a prevedere tutto questo avrà una ricaduta sulla nostra vita.

Borders

Questi diversi tipi di nutrimento si intrecciano, senza confini. Ci costruiscono e ci danno la speranza di poter scegliere come nutrirci, come nutrire le parti migliori di noi. Come racconta una leggenda Cherokee dentro di noi c’è un lupo bianco e un lupo nero, forze opposte con qualità opposte. Se cerchiamo la pace è importante scegliere quale lupo nutrire e in che modo usare la loro diversa energia. È una illusione pensare di eliminare una parte a favore dell’altra: nessuna eliminazione conduce alla felicità ma, alla fine, vincerà il lupo che avremo scelto di nutrire.

Il dolore e l’amore non hanno frontiere anche se noi alziamo muri per non vedere il dolore e mettiamo confini per non riconoscere l’amore. Enzo Bianchi

© Nicoletta Cinotti 2018 Photo by Jaromír Kavan on Unsplash (che ama fotografare confini e disegnare come uniscono anzichè separare)

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