Non ci sediamo a meditare per diventare bravi meditanti ma per essere più lucidi nella vita.

La prima cosa che accade nella meditazione è che iniziamo a vedere cosa sta succedendo. Anche se continuiamo a scappare e a essere indulgenti vediamo chiaramente cosa stiamo facendo. Potremmo pensare che vedere con chiarezza le nostre azioni le faccia sparire immediatamente, invece no. Così, per un periodo piuttosto lungo ci limitiamo a vedere con chiarezza. Nella misura in cui vogliamo vedere chiaramente i nostri modi di assecondare e reprimere, ecco che questi si attenuano, il che non significa che scompaiano però ne risulta una visuale più ampia, più generosa, più illuminata.

Per poter restare tra l’essere indulgenti e il reprimere dobbiamo riconoscere tutto ciò che si presenta senza giudicare, lasciando che i pensieri si dissolvano e quindi tornando indietro all’apertura di questo preciso momento. Questo è ciò che facciamo con la meditazione. Si affacciano tutti i pensieri ma piuttosto che schiacciarle o esserne ossessionati, li riconosciamo e li lasciamo andare via. Torniamo indietro al momento presente. Come dice Sogyal Rinpoche, semplicemente “riportiamo a casa la nostra mente”.

È così che ci mettiamo in relazione con la speranza e la paura nella vita quotidiana. All’improvviso smettiamo di lottare e ci rilassiamo. Smettiamo di parlare a noi stessi e torniamo indietro alla freschezza del momento presente. Questo evolve gradualmente, con pazienza, nel tempo. Quanto ci vuole? Direi che è un processo che durerà per il resto della nostra vita. Fondamentalmente continuiamo ad aprirci, a imparare di più, a collegarci ulteriormente con le profondità della sofferenza e della saggezza dell’uomo, arrivando a conoscere entrambi gli elementi completamente e diventando persone più amorevoli e compassionevoli. E gli insegnamenti continuano. C’è sempre qualcos’altro da imparare. Non siamo dei vecchi rimbambiti compiaciuti che hanno gettato la spugna e non hanno più stimoli. (…)

La cosa interessante è che, aprendoci sempre di più, sono le cose grandi a risvegliarci, mentre quelle meno importanti ci prendono in contropiede. Comunque, indipendentemnete dalla dimensione, dal colore o dalla forma, il punto è ancora quello di avvicinarsi ala malessere della vita e vederlo chiaramente piuttosto che proteggersi da esso.

Praticando la meditazione non stiamo cercando di vivere secondo un ideale. cerchiamo proprio l’opposto.

Stiamo semplicemente restando in compagnia della nostra esperienza, qualsiasi essa sia. Vedere quello che sta succedendo – ecco l’insegnamento.

Possiamo essere con ciò che sta succedendo e non dissociarci. Il risveglio si trova nel piacere e nel dolore, nella confusione e nella saggezza, ed è a portata di mano in ogni momento delle nostre strane, insondabili, ordinarie vite quotidiane. Pema Chodron


© www.nicolettacinotti.net
Photo by Thought Catalog on Unsplash

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