Forse pensiamo che la felicità sia roba da grandi occasioni. Quelle in cui arrivi preparato: una nascita, un matrimonio, una promozione. Oppure un’occasione per eventi eccezionali e stra-ordinari ,che nella vita di una persona si contano sulle dita di una mano o forse di due mani. Inseguiamo quella felicità come si insegue qualcosa di raro e prezioso, sapendo molto bene che dura un attimo per poi lasciare una scia retrospettiva luminosa.

Il regalo più bello che mi ha fatto la mindfulness però è scoprire che esiste una felicità più domestica e informale. Una felicità che sta nelle pieghe di ogni giornata. È la felicità che i bambini scoprono ogni giorno, proprio perchè sanno stupirsi. È la felicità che sta nascosta dentro ogni cosa e che aspetta soltanto di essere vista e riconosciuta.

Quella felicità che non ha bisogno di nessun vestito festivo, ci coglie un po’ di sorpresa e richiede “solo” una mente aperta e un cuore vasto, che non rimanga troppo appiccicato al dolore. In ogni tempesta c’è un punto di quiete, in ogni onda c’è un punto in cui possiamo salire e cavalcarla. Non è una felicità che richiede fortuna. È una felicità che richiede presenza, per imparare a coglierla e assaporarla. Per dimorare nella sua natura mutevole e impermanente. Perché, come dice Thich Nhat Hanh, è a causa della natura impermanente del dolore che possiamo trasformarlo; è a causa della natura impermanente della felicità che possiamo coltivarla.

Ecco la felicità informale richiede questo: disponibilità alla coltivazione. E invece troppo spesso non siamo disponibili a coltivare nulla. Preferiamo rifugiarci nel colpo di fortuna, nell’evento che rovescia le sorti. Preferiamo fidarci del caso anziché del ritmo. Perché tutti noi combattiamo con una grande paura – che è la vera nemica della felicità. La paura di scoprire che non siamo in grado. Che tutto è inutile e che nulla funziona. Per proteggerci da questa paura diventiamo improvvisatori: potremo sempre dire che non ci siamo riusciti perché non ci siamo impegnati abbastanza.

Abbiamo però un’alternativa: vediamo cosa succede se ci impegniamo. Vediamo se possiamo coltivare la capacità di riconoscere la felicità che sta nascosta nelle pieghe delle nostre giornate!

Cominciamo da qui: che cosa desideri ricordare?
In che modo il sole avanza pianissimo sul pavimento lucido?
Il profumo sospeso di legno vecchio, il suono attutito che proviene da fuori,
quando riempiono l’aria?

Offrirai mai al mondo un dono migliore
del respiro rispettoso che porti in te,
dovunque, proprio ora?
Stai aspettando che il tempo ti indichi pensieri migliori?

Fai un giro su te stessa, a partire da qui,
alza quel nuovo sguardo che hai scoperto:
porta nella sera tutto ciò che vuoi dalla giornata.
Questo momento che hai passato a leggere o ascoltare conservalo per la vita.

Che cosa puoi ricevere più grande di questo istante,
a partire da qui, proprio in questa stanza,
ora che fai un giro su te stessa? William Stafford

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

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Inizia oggi un ciclo di trasmissioni sulla mia pagina FB dal martedì al venerdì alle 13 “Pratiche informali di ordinaria felicità”

© Nicoletta Cinotti 2020 Pratiche informali di ordinaria felicità

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