Le famiglie sono complicate. Tutte. Alcune allegramente complicate. Altre drammaticamente complicate. La mia famiglia è una tribù. Siamo tanti, tantissimi, da una parte e dall’altra. A volte rido a guardare l’insieme delle ramificazioni familiari di mio marito e le mie. Mi sembrano due boschi che si sono intrecciati per caso, tanto sono diverse. Io mi sono specializzata presto nella sparizione: come stare in famiglia senza essere vista. Potrebbero darmi un Nobel sul diventare invisibile. Alcuni parenti non mi riconoscono da una volta all’altra: è per via della mia abilità a scomparire. Altri non sanno ancora che lavoro faccio: giuro! Sembra impossibile ma è così

A volte scomparire è il modo migliore per vivere: rendi invisibile quello che fai per passare tra una goccia e l’altra. Il punto è che per quanto si sia abili nella scomparsa prima o poi ti tocca ricomparire. Lì non so se guadagnerei il Nobel. Temo di no. Per tanto tempo ricomparire è stato pesante, per via della storia familiare. Tutte le famiglie hanno una storia familiare che ti assegna un posto in questa saga prima ancora che tu nasca. Io avevo un posto prima, poi me l’hanno cambiato. Comunque le famiglie decidono sempre che posto hai indipendentemente se quello ti piaccia o no. E a volte finisci per assomigliare al posto che ti hanno assegnato, alla parte che devi recitare nella ramificazione familiare.

A me avevano dato il ruolo del Jolly. Il Jolly lo puoi mettere da tutte le parti: può diventare un cuori o un denari, un carico o un asso. L’importante è non tenerlo troppo a lungo in mano sennò lo paghi caro. Ad un certo punto, nella ramificazione familiare ho capito come bisogna fare per essere liberi. Se guardi il tronco e le radici non ne vieni fuori: devi per forza rimanere al tuo posto. Allora ho iniziato a guardare la fine del ramo. Quella parte tenera e sottile che si ramifica e allunga nel cielo. La parte che cresce prendendo distanza dal tronco e, nello stesso tempo, nutrendosi di quella stessa linfa. Di quelle stesse radici.

Così oggi sono un ramo sottile che punta al Cielo ed esplora tutta la crescita possibile a partire da quella linfa. in ogni stagione faccio nuovi semi che il vento porta lontano. Forse qualcuno farà crescere un albero distante e completamente nuovo anche se della stessa specie. Intanto io continuo a puntare al Cielo, alla crescita.

Solo così posso prepararmi a tornare a casa, a Natale, senza rimanere schiacciata dalla forza del tronco, dall’eccessivo radicamento delle radici. Non so se esistono Jolly tra i rami ma so che niente mi cura più del vento.

Lascia che i venti ti soffino dentro la loro freschezza e che i temporali ti carichino della loro energia. Allora le tue preoccupazioni cadranno come foglie d’autunno. John Muir, Naturalista

Pratica di mindfulness. La meditazione del fiume

© Nicoletta Cinotti 2018 Scrivere la mente: gli aggettivi che ci definiscono

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